Cronaca

Venezia rischia di perdere 15mila posti di lavoro legati al turismo

Secondo l'indagine di Confesercenti Venezia-Rovigo, le più a rischio sono le donne, che costituiscono il 70% del totale dei lavoratori del settore

La pandemia ha inferto un colpo molto pesante a Venezia, che alla pari di tutte le altre città storiche, non ha benificiato della stessa ripresa turistica, con i benefici economici che ne conseguono, di località costiere e di montagna. Così Confesercenti inquadra la situazione della città, che risente della mancanza dei flussi da Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna, che storicamente portano un ritorno di ingressi molto significativo.

Se è vero che gli arrivi della stagione turistica appena passata hanno registrato un +63% rispetto all'anno scorso, rispetto al 2019 il dato parla di un effettivo dimezzamento dei turisti (-50%). L'incremento ha quindi riguardato il turismo "mordi e fuggi", dal momento che le presenze non sono cresciute in maniera proporzionale, fermandosi ad un +39%.

Il saldo negativo dei turisti si è convertito anche in un calo di fatturato del 65% per pubblici esercizi e commercio, attività ricettive e servizi di noleggio, che hanno visto una perdita di volume d'affari quantificabile in 916 milioni di euro. «Secondo le nostre stime, - ha commentato il presidente di Confesercenti Venezia-Rovigo, Maurizio Franceschi - ci sono circa 15mila posti di lavoro a rischio fino alla fine dell'anno». Il motivo risiede nell'esaurimento progressivo degli ammortizzatori sociali per le aziende, che coprivano in parte gli stipendi per i lavoratori dipendenti. Per il coordinatore del centro storico, Emiliano Biraku, «il 53% delle persone a rischio è personale qualificato, con più di 5 anni di anzianità», che porterebbe ad una perdita di competenza e a danni non insignificanti in termini di professionalità. A patire le conseguenze peggiori sarebbe in particolar modo il lavoro femminile, che costituisce il 70% dei lavoratori collegati al turismo in città storica.

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