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Assegni di reversibilità, a Venezia rischio tagli per 2800 vedove e vedovi

Il nuovo disegno di legge del governo Renzi, secondo lo SPI, andrebbe a gravare sui pensionati che hanno perso il coniuge. Per l'85% si tratterebbe di donne

Assegni di reversibilità a rischio tagli. Questo è il timore dello SPI, Sindacato pensionati italiani, secondo cui ad essere maggiormente colpite dal nuovo disegno legge del governo Renzi, potrebbero essere le vedove, dal momento che l'85% degli assegni di reversibilità vanno versati alle donne, che hanno una prospettiva di vita più lunga rispetto agli uomini.

Nel territorio di Venezia si contano attualmente circa 71mila pensioni di questo tipo, per le quali ogni vedova o vedovo si intasca in media 888 euro lordi al mese, non certo una cifra da nababbi, per una spesa di oltre 63 milioni di euro al mese. In Veneto, invece,  è a rischio di ulteriori tagli una parte dei 15 mila assegni di reversibilità. Nella Regione si contano attualmente circa 360mila pensioni  di reversibilità, per le quali ogni vedova o vedovo percepisce 878 euro lordi al mese di media. La spesa mensile lorda sfiora i 315 milioni di euro, circa un settimo degli oltre 2 miliardi di euro che si spendono in totale ogni mese nel Veneto per pagare il monte pensioni e non si può dire che siano tante le vedove e i vedovi  “benestanti”:  sono un’ottantina nella nostra regione coloro che percepiscono un assegno di reversibilità superiore ai 5 mila euro lordi al mese.

"Il governo ha giustamente deciso di investire risorse per combattere la povertà - ha commentato Rita Turati, segretario dello Spi-Cgil del Veneto - Ma, guarda caso, per recuperare tali risorse ha pensato di colpire una categoria non proprio privilegiata, come quella delle vedove e dei vedovi. La cosa davvero assurda, come denunciato dal nostro segretario nazionale Ivan Pedretti, è che si pensa di far uscire la pensione di reversibilità dalla previdenza per entrare nell'assistenza. Con questo piccolo escamotage, - ha continuato - sarebbe assoggettata all'Isee che, com'è noto, fa riferimento alla situazione economica familiare e non individuale". Le donne sarebbero le più colpite da questo provvedimento e ciò creerebbe una situazione drammatica, dato che spesso le vedove riescono a vivere dignitosamente proprio grazie alla quota di pensione del marito, quando questi viene a mancare. "Quindi, - ha concluso la Turati - per combattere la povertà, il governo intende rendere più povere le vedove e i vedovi. Cose da pazzi”.

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