Tre veneziani stanno rientrando in Italia dalla Repubblica Dominicana

Un pensionato veneziano e due coniugi jesolani fra le migliaia di cittadini che chiedono di far rientro da tutto il mondo

Aeroporto Venezia, archivio

È ormai questione di ore al rientro a Venezia di un pensionato veneziano, lo ha fatto sapere sabato l'onorevole Paolo Borchia, deputato del Parlamento europeo che sta operando attraverso il dipartimento italiani all'estero e Lega nel mondo per supportare vari connazionali che chiedono di rientrare in Italia. In questo caso il veneziano, che era partito per Santo Domingo, al momento del rientro si è trovato nel pieno dell'emergenza coronavirus non riuscendo più a tornare alla propria residenza. Grazie ai contatti con l'ambasciata, ha spiegato Borchia, domenica il nostro connazionale arriverà a Venezia con un charter e verrà messo in sicurezza dal punto di vista sanitario, visto che dovrà rimanere in quarantena e durante tutto il periodo verrà controllato.

Ma non è il solo. Subito dopo sarà una coppia di Jesolo a far rientro a Venezia, anche in questo caso il rientro in patria è diventato possibile grazie a un delicato lavoro diplomatico e contatti con l'ambasciata della Repubblica Dominicana, grazie ai quali questi coniugi, 67 anni lui e 65 lei, torneranno a breve. Si trovavano a Santo Domingo dove abitualmente risiedono, in una casa di proprietà, per alcuni mesi all'anno. Difficilmente, vista la riduzione dei voli attuata dalle compagnie e la chiusura degli spazi aerei, sarebbero potuti partire. «Non si tratta - ha sottolineato il deputato della Lega - di una azione alternativa rispetto a quella dell'unità di crisi del ministero degli Esteri o delle strutture consolari, ma di una attività integrativa per sostenere vari cittadini in queste ore. Chi non è al 100 per cento dello stato di salute e si trova in un Paese privo di adeguate strutture sanitarie ha una necessità oggettiva di rientrare». In generale, anche in Europa, molti connazionali hanno riferito di misure precauzionali adottate contro la diffusione del virus «in ritardo», ha raccontato Borchia, e questo ha generato una percezione ancora più ampia di pericolo. «Io stesso nelle 5 settimane precedenti all'esplodere dell'emergenza sono stato sottoposto a misurazione della temperatura corporea, pur viaggiando all'estero, solo negli aeroporti italiani», dice Borchia.

«Mi metto nei panni delle persone che si trovavano al lavoro o in vacanza mentre è esploso il coronavirus, in paesi dove i sistemi sanitari presentano criticità, e capisco che cercano di rientrare in Veneto dove la Sanità è più strutturata. Ho incontrato grande disponibilità dall'ambasciatore in Repubblica Dominicana - afferma il deputato - mi ha ringraziato per la collaborazione. In questo momento è importante fare massa critica tra le persone che ci hanno contattato, anche persone fragili, studenti in Erasmus, in Spagna, Irlanda e Romania, o anche ragazzi delle superiori». La principale difficoltà a rientrare in Italia è rappresentata dalla riduzione dei voli. «Angelo Stradiotto di Mestre si trova in Nuova Zelanda e per rientrare dovrà fare 4 scali, ognuno dei quali rappresenta un'occasione di contagio. Tranquillizzo - conclude Borchia - perché al momento ci sono lungaggini nelle risposte per le migliaia di casi che tentano di rientrare. Cerchiamo di dare una mano a tutti. A volte abbiamo contattato connazionali all'estero che volevano solamente essere aggiornati sulla situazione, e comunque quando passiamo i nominativi alle ambasciate di solito vengono contattati». 

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