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Profughi, il governo vuole renderli obbligatori. Regione va allo scontro: "No al nuovo piano"

Martedì riunione tra prefetti veneti e capo dipartimento Immigrazione del Viminale, Morcone: "Incontri con i sindaci per indurli a collaborare. Di fronte a eventuali rifiuti andremo avanti"

"Incontreremo ancora i sindaci e spiegheremo loro le ragioni per cui è bene che collaborino con noi. Di fronte ai loro 'no' non potremo che andare avanti". Riunione martedì pomeriggio a Ca' Corner tra i prefetti veneti, rappresentanti della Regione, dell'Anci e il capo dipartimento del settore Immigrazione del ministero dell'Interno, Mario Morcone. Quest'ultimo si è detto "soddisfatto del clima" che si è respirato durante il faccia a faccia, cui lui ha partecipato in videoconferenza. Ma l'atmosfera è una cosa, le dichiarazioni della politica subito dopo un'altra. Perché il nuovo piano del governo, concordato con l'Anci nazionale, che prevede la ridistribuzione di 14.560 migranti in Veneto e con una quota minima di 6 assegnati per i Comuni sotto i 2mila abitanti, è stato rigettato dalla Regione. Soprattutto per i vincoli di obbligatorietà che introdurrebbe. Insomma, il governo punta ancora sui sindaci. In caso di "niet", però, è pronto a far da sé attraverso i prefetti. Obiettivo disinnescare quelle specie di bombe a orologeria che sono diventati i campi di prima accoglienza come Conetta. Un imperativo disinnescarle. Per questo, di fronte al rifiuto di ospitalità diffusa di alcuni primi cittadini, stavolta si potrebbe andare avanti comunque: "Saranno organizzati a breve degli incontri con loro - ha spiegato Morcone - Cerchiamo il dialogo".

Un dialogo che si è subito chiuso dalle parti di palazzo Balbi: “Mi chiedo cosa farà il Viminale con le amministrazioni che hanno detto no all’accoglienza diffusa o che non riusciranno a farsi carico della quota obbligatoria assegnata - ha dichiarato l'assessore regionale al Sociale, Manuela Lanzarin, lasciando il giudizio politico al confronto tra i governatori delle Regioni e il ministro Minniti, in programma il 19 gennaio a Roma - Al prefetto Morcone, ai prefetti veneti e ai sindaci dell’Anci ho ribadito che il Veneto ha già dato, e sta continuando a dare, in termini di accoglienza. Con 517mila immigrati residenti e integrati, pari al 10,4 per cento della popolazione, e quasi 30mila migranti arrivati a seguito di sbarchi ed esodi, il Veneto è la terza regione d’Italia per numero di presenze straniere, alle spalle di Lombardia e Sicilia. I dati del Ministero e delle Prefetture smentiscono i luoghi comuni: qui in Veneto non facciamo barricate, siamo una regione accogliente. Ma pretendiamo di sapere chi accogliamo e con quale progetto di vita. Non intendiamo avallare in alcun modo l’attuale gestione caotica, improvvisata e fallimentare dell’emergenza profughi, né nuove misure impositive. La riproposizione della distribuzione coercitiva e capillare dei migranti in base a un parametro numerico, senza garanzie, senza aver rivisto la nostra legislazione in materia di asilo e immigrazione, senza un piano europeo di ricollocamento e in assenza di accordi bilaterali per il rimpatrio di chi non ha diritto allo ‘status’ di rifugiato, rappresenta una ulteriore ‘bomba’ per il tessuto sociale e la sicurezza del paese. Su 30mila nuovi arrivati in Veneto negli ultimi tre anni solo 1 su 3 ha i requisiti per essere accolto come profugo. Il Veneto è disponibile ad aiutare chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma non può e non vuole mettere in crisi il proprio sistema di welfare per dare ospitalità a chi non ne ha diritto. Non ci servono i ‘pannicelli caldi’ o le soluzioni ‘tampone’ - ha concluso - dobbiamo mettere un argine alle partenze dalle coste africane, con centri di identificazione in loco, accordi con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e corridoi umanitari per i veri rifugiati”.

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