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Porto Marghera, giù le torri delle torce Versalis? Piano per l'interramento del sistema

Progetto per ammodernare l'impianto di sicurezza che attiva le fiammate in caso di emergenza, destando allarme in tutta la provincia. Si potrebbe ricavarne energia

Quando si accendono è difficile non notare le fiamme e il fumo che si levano in cielo, anche a chilometri di distanza: dalla Riviera del Brenta, da Mestre, Venezia, Punta Sabbioni. Presto, però, potrebbe non essere più così. Le alte torri Versalis collocate tra Marghera e Fusina, quelle che si attivano in caso di emergenza bruciando i gas prodotti dal cracking, potrebbero essere abbattute. È il piano del gruppo Eni - come riporta Il Gazzettino - per migliorare l'efficienza del sistema e anche per limitare gli allarmismi, visto che, nonostante siano preannunciate, le fiammate continuano a preoccupare la popolazione.

Piano di interramento

Non si tratta semplicemente di buttare giù le torri, ovviamente: l'impianto andrebbe sostituito con condotti sotterranei in modo che, in caso di necessità, i gas non siano più trattati in atmosfera ma nel sottosuolo. Con l'ulteriore vantaggio di poterli utilizzare per produrre energia. Il progetto è stato esposto mercoledì dal segretario veneziano di Femca-Cisl, Massimo Meneghetti, che ha partecipato al convegno "#portomarghera100 - un nuovo inizio?", occasione anche per fare il punto sui piani futuri del gruppo nell'area industriale veneziana.

Investimenti a Porto Marghera

Riscuote approvazione la direzione intrapresa (ormai da molti mesi) da Eni, che terrà in vita il cracking puntando sulla chimica verde anche attraverso l'accordo con l'americana Elevance Renewable Sciences. La speranza è che nei prossimi anni ci siano ulteriori investimenti sull'area e che il polo di Porto Marghera torni a essere cuore pulsante della produzione industriale, anche per evitare che l'economia locale dipenda esclusivamente dal turismo su Venezia.

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