Pistole ai vigili, è muro contro muro. Diccap: "Il giudice dà ragione a noi, non al Comune"

Il sindacato sostiene che il tribunale di Venezia abbia imposto al Comune di adottare per le donne lo stesso trattamento riservato ai colleghi uomini obiettori di coscienza

No alla pistola. Il Tribunale di Venezia "Sezione Lavoro", con la sentenza di giovedì, avrebbe ribadito quanto aveva già affermato a inizio anno, confermando che "il Comune di Venezia ha attuato una condotta discriminatoria nei confronti delle lavoratrici della polizia locale, impedendo loro di esprimere l’obiezione di coscienza all’uso dell’arma". Il riferimento sarebbe alle agenti della polizia locale assunte precedentemente alla delibera di giunta del 2000, e che, per età, se di sesso maschile, avrebbero potuto beneficiare della possibilità di obiezione di coscienza.

"Ma l'esclusione dall'esonero dei vigili di sesso femminile non era stata presa in considerazione come possibile dall'amministrazione comunale, che alla fine del 2016, dopo la lotta sindacale, aveva trasferito ad altri uffici otto vigilesse che si erano rifiutate di avere in dotazione l'arma", sottolinea il Diccap. Ora il Tribunale torna ad affermare per la seconda volta nel giro di pochi mesi che quello del Comune si tratterebbe di "comportamento discriminatorio".

"Altro che regolamento del corpo conforme alle norme come ha avuto modo di dire il comandante della Municipale - tuonano i rappresentanti sindacali Diccap - Il giudice ha ordinato per la seconda volta al Comune di rimuovere gli effetti discriminatori della condotta e di riconoscere l'esercizio dell'obiezione di coscienza all'uso dell'arma manifestato dalle lavoratrici, applicando il medesimo trattamento dei colleghi uomini. Chiediamo ora all’amministrazione comunale - continuano - di prendere atto dei propri gravi errori, di smetterla di manipolare la realtà delle cose e di applicare finalmente il principio sancito dal tribunale".

La nota del sindacato arriva all'indomani di una nota del Comune che parlava invece di "sentenza favorevole" per Ca' Farsetti: "Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Venezia, con due diverse sentenze, ha rigettato i ricorsi presentati da una decina di vigili della Polizia Municipale del Comune di Venezia che chiedevano la sospensione della procedura di armamento e l'accertamento del diritto a svolgere il regolare servizio privi dell'arma - si dichiarava - Con una terza sentenza, ha infine parzialmente accolto la tesi del Comune di Venezia, riconoscendo il diritto all'obiezione di coscienza alle sole vigilesse “assunte sulla base di concorso antecedente alla modifica regolamentare di cui alla delibera di giunta n. 789 del 2000 e di età tale per cui sarebbero state tenute, se di sesso maschile, all'abrogato servizio militare di leva obbligatorio e quindi a beneficiare della possibilità di obiezione di coscienza. Pertanto, è stato stabilito che tutti gli agenti di sesso femminile assunti dopo il 2000 sono obbligati a portare l'arma di ordinanza".

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