Giù una torre, resta la più alta da demolire: "Fate presto, corriamo dei rischi inutili"

L'allarme viene lanciato dal segretario della Filctem Cgil di Venezia, Riccardo Colletti: "Con la prima dismissione sono stati tagliati alcuni tiranti, si decida in fretta il da farsi"

"Di fallimento in fallimento, quanto accaduto con le fiaccole della ex Vinyls è simbolo della storia di Porto Marghera. Stiamo correndo dei rischi inutili, si faccia presto ora a demolire la seconda struttura". A parlare è il segretario della Filctem Cgil di Venezia, Riccardo Colletti, che parte dalla "cilecca" di giovedì scorso, quando la prima torre dello stabilimento simbolo delle recenti lotte operaie ha deciso di resistere all'esplosivo. Ci è voluto l'Esercito, con il plastico, per riuscire a farla finalmente cadere domenica.

"C’è poco da esultare rispetto al loro abbattimento ma la cosa più sconcertante è la leggerezza con cui si sono affrontati i piani di dismissione delle stesse - rincara il sindacalista - prova ne è il fallimento del primo abbattimento e le procedure che si sono messe in atto per compierle. Ma questo rappresenta la storia degli ultimi anni di Porto Marghera, un fallimento continuo, la mancanza di un’idea chiara e soprattutto di una strategia vera. Oggi più che mai sono preoccupato in quanto con la prima opera di demolizione, si era messo anche in atto il piano per la dismissione anche della fiaccola più alta. Sono stati infatti tolti i tiranti che tenevano salda a terra la torcia, hanno tagliato in diversi punti i tubi di sostegno indebolendone di fatto la struttura". 

Insomma, si è ancora a metà dell'opera: "Stiamo correndo dei rischi che potremmo esserci risparmiati - sottolinea Colletti - Con una fiaccola così indebolita, e per le dimensioni della stessa, perdere ulteriore tempo crea come ho già detto una situazione di reale e potenziale rischio in quanto se dovessero mutare le condizioni atmosferiche e in presenza di un evento atmosferico significativo la fiaccola in quelle condizioni non potrebbe reggere cadendo in una situazione non controllata. Lì vicino ci sono linee di tubi che portano metano e altre sostanze pericolose, oltre al fatto che c’è una portineria con l’ingresso dei lavoratori di Versalis, delle imprese e della mensa di tutto lo stabilimento". 

Tutte variabili prese di sicuro già in considerazione da chi sta pianificando la seconda fase dell'intervento. Colletti concentra l'attenzione anche su un altro elemento: "Gli impianti del cracking sono dotati di alcuni dispositivi che sentendo vibrazioni fuori dalla norma potrebbero mandare in blocco l’impianto stesso - conclude - Quindi, di fronte a tale questione, sarebbe opportuno non perdere ulteriore tempo su chi debba ottenere l’appalto e su chi saranno gli eventuali esecutori". Allo stato le operazioni sono state affidate ancora alla ditta Rigato, come nel caso della prima torre. Ma sono in corso accertamenti per stabilire nel dettaglio tutte le fasi della dismissione. Non è escluso il ricorso ancora una volta al genio guastatori di Udine. Nei prossimi giorni se ne saprà di più.
 

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