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Violenza sulle donne, emergenza senza fine. Ora ad aggredire sono anche i figli

Tantissime le richieste di aiuto nel 2016 al Comune di Venezia. Tre case rifugio nel territorio comunale, il vicesindaco Colle vuole potenziare il centro antiviolenza: "Nuovi fondi"

Violenza domestica, la piaga dei soprusi sulle donne non accenna a diminuire. Anzi, nei tempi recenti si arricchisce di una nuova e preoccupante caratteristica: a diventare aggressivi, tra le mura di casa, sono sempre più spesso i figli nei confronti della madre. E i numeri, come riportano i quotidiani locali, parlano di un fenomeno che nel territorio del Comune di Venezia resta di drammatica attualità: dal 2015 il centro antiviolenza comunale ha ricevuto in tutto 2.464 telefonate con 206 primi colloqui di accoglienza e 992 donne che hanno ricevuto supporto psicologico. Il 64 per cento delle donne assistite sono italiane e abitano in città e provincia. Ad aggredire sono soprattutto maschi tra i 31 e i 45 anni, mentre le richieste di aiuto riguardano nel 38 per cento dei casi episodi di violenza psicologica; altrettanti sono quelli di violenza fisica, il 14 per cento sono relativi a ricatti economici, il 3 per cento alla violenza sessuale.

Nei primi nove mesi del 2016 sono già 155 le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza, attivo nel contesto del Centro Donna dal 1995 e sostenuto con fondi pubblici regionali e statali. Esistono tre case rifugio, luoghi in cui le donne vittime di soprusi possono trovare riparo distanti dalle vessazioni di cui sono vittime: di una di queste strutture è noto l'indirizzo (al Lido di Venezia), le altre due sono tenute segrete. Solo che, annuncia la vice sindaco Luciana Colle, l'ubicazione di una è stata rivelata da un'ospite ai propri familiari. Significa che sarà necessario individuarne un'altra. Attualmente nelle case rifugio sono ospitate 6 donne e 7 minori. 

I dati dicono che rispetto allo scorso anno la situazione è rimasta praticamente la stessa: il problema persiste, e per questo l'amministrazione intende stanziare nuovi fondi per potenziare il centro antiviolenza ed avere strumenti più efficaci per contrastare il fenomeno. Fondamentale anche il ruolo del personale sanitario che entra a contatto con le famiglie: secondo Giovanni Leoni, presidente dell'ordine provinciale dei medici, i medici di famiglia, gli odontoiatri e i pediatri possono percepire il disagio per primi e far partire il "campanello d'allarme".

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