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In Veneto ogni giorno 2 donne in ospedale per violenza. Un corso ad hoc per 3mila operatori

Nasce un percorso di formazione per operatori dell’urgenza e dell’emergenza del sistema sociosanitario veneto: obiettivo accogliere e sostenere le donne vittime di violenza. Iniziativa della Regione finanziata con quasi 1 milione di euro da finanziamento statale. Spiega l'assessore al Sociale, Manuela Lanzarin: "Così si formano gli attori: operatori del pronto soccorso, assistenti sociali, avvocati, legali, medici di base, pediatri. Tutti coloro che ruotano attorno a questo fenomeno, nell'ottica di avere un apprccio uniforme in tutta la regione". Allo studio c'è anche un protocollo in cui si coordinano forze dell'ordine, centri antiviolenza, scuole. Soprattutto per fare prevenzione.

 

Un fenomeno che in Veneto ha visto nel 2016 oltre 5.300 donne rivolgersi ad un centro di ascolto antiviolenza e che registra – in media – circa due accessi al giorno ai servizi di pronto soccorso. “Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ancora troppo sommerso. Una telefonata al 118 o un accesso al pronto soccorso possono essere un indizio per far emergere domande inespresse di aiuto, da parte di donne o minori vittime di violenza”, ha spiegato l’assessore, presentando il percorso formativo avviato a novembre e che entro l’anno coinvolgerà tutta la rete. 

Richieste di aiuto inespresse

“Solo la competenza e la professionalità dell’operatore del 118 o del pronto soccorso – ha aggiunto Gianna Vettore, responsabile del coordinamento regionale dei servizi per l’emergenza e l’urgenza - possono cogliere il ‘non detto’ di una donna in situazione di emergenza, che ha paura di riconoscere quanto sta vivendo. La violenza non è solo fisica, è anche psicologica ed economica. Non è facile saperla decodificare e accogliere la domanda di aiuto che arriva in situazione di emergenza. Per questo servono operatori competenti, preparati, con una particolare sensibilità, capaci di connettersi con la rete dei servizi, delle forze dell’ordine, dei centri antiviolenza e delle case protette”.

Il percorso di formazione

Il piano regionale di formazione, finanziato con 946 mila euro trasferiti nel 2017 dalla Stato nel quadro del piano straordinario contro la violenza sulle donne, è articolato in due fasi: la prima dedicata alla formazione dei formatori, almeno 2 operatori, medici e infermieri, per ognuno dei 47 pronto soccorso del Veneto. In totale sono circa 100 operatori coinvolti in 16 giornate di formazione, in quattro edizioni. Gli operatori formati, dopo aver superato un esame, diverranno, da aprile, i formatori nelle singole aziende ospedaliere. Il programma di formazione – curato, per la parte scientifica, dal coordinamento regionale Emergenza e Urgenza e, per la parte organizzativa, dalla Fondazione Scuola di sanità pubblica con il coordinamento amministrativo dell’unità organizzativa cooperazione internazionale – punta a realizzare una rete operativa multidisciplinare, uniforme in tutta la regione, affinché gli operatori sanitari possano dapprima prendersi cura del rischio delle vittime e, quindi, attivare una efficace risposta ed esercitare un’azione di prevenzione delle possibilità di recidiva. "La formazione nel suo complesso – ha spiegato il direttore della Scuola di sanità pubblica Valerio Vergadoro - coinvolge medici e infermieri dei pronto soccorso, psicologi, medici di base, medici legali, pediatri, ginecologi, infettivologi, assistenti sociali, infermieri operanti nei servizi di ginecologia e ostetricia, pediatria, malattie infettive e medici e infermieri dei distretti socio-sanitari. Sono inoltre coinvolti nelle giornate di formazione operatori delle forze dell’ordine, del sistema giudiziario e, naturalmente, delle strutture operanti in Veneto per il contrasto e la prevenzione della violenza contro le donne (centri antiviolenza e case rifugio)".

Una su dieci denuncia

“Soltanto circa una donna su dieci che subisce violenza decide di denunciare, continuando a subire per anni maltrattamenti e abusi fisici e psicologici –  ha commentato l’assessore regionale al Sociale –  Su 5.300 contatti registrati nel 2016 in Veneto dagli sportelli antiviolenza, le denunce sono state 684. Con questa iniziativa creiamo un percorso strutturato, con operatori preparati che in tutto il territorio regionale seguono le stesse modalità e lavorano in collaborazione con i centri antiviolenza del territorio. In questo modo le donne che si rivolgono al sistema dell’urgenza ed emergenza verranno accolte al triage di tutti i pronto soccorso del Veneto con un percorso dedicato, così da garantire tempestività della presa in carico, privacy e sicurezza. Qui comincerà un confronto con l'operatore sanitario, improntato alla cura, al sostegno e all’attenzione di eventuali figli, ma anche attento a conservare elementi importanti nell’eventualità la donna voglia procedere a denunciare l’autore della violenza. Non dimentichiamo che nella maggioranza dei casi si tratta di violenze domestiche che coinvolgono anche i figli e spesso la paura di denunciare è dovuta al timore di un loro allontanamento”.

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