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Giada, la volontaria "clandestina": «È un'apocalisse, ma rinasceremo dalle ceneri»

La testimonianza di una ragazza che all'indomani del tornado ha sentito l'istinto di partire per la Riviera e aiutare: "Siamo noi lo Stato, nessuno può fermarci"

"Mille pensieri mi passano per la testa da quel maledetto mercoledì, quel mercoledì che il destino ha voluto portare quel tornado nel nostro paese". Sono le parole di Giada, volontaria "clandestina" che nei giorni successivi al disastro in Riviera, e soprattutto dopo la sua visita in quei luoghi, ha deciso di affidare al computer i suoi pensieri. "Il giorno dopo ho deciso di partire, andare lì e vedere con i miei occhi. Prendo la macchina e vado verso una meta a me sconosciuta, non conosco nessuno, non ho avuto nessun danno io personalmente, ma parto, qualcosa dentro di me dice che devo andare lì". Quasi una vocazione, quella di Giada, che senza porsi troppe domande ha seguito l'istinto e si è recata nei luoghi colpiti dal tornado per toccare con mano la situazione e, soprattutto, per dare una mano ai tanti che hanno perso tutto.

Il momento dell'arrivo è il più duro: "Un senso di malessere e di disperazione mi pervade. Non c'è più niente. Uno scenario apocalittico, un silenzio agghiacciante. Fermo la macchina, vedo 20 ragazzi giovanissimi, che probabilmente hanno avuto il mio stesso pensiero. Sono lì, con i primi attrezzi che hanno trovato... Hanno iniziato a sgomberare le case (o ciò che rimane) dalle macerie". Una giornata di lavoro cercando di cancellare le tracce di qualcosa di tremendo, cercando di reagire a una distruzione insensata. Poi "si torna a casa, ma la mente rimane lì. Mille domande ai mille perché".

"Torniamo con la luce, si capisce che la situazione è decisamente peggiore - continua il racconto - Le facce di chi ha perso tutto. Di chi ancora non se ne rende conto. Andiamo avanti. Loro hanno bisogno di noi. Hanno bisogno anche solo di una parola di conforto, hanno bisogno di vedere e sentire che non sono soli. La voce si sparge nonostante la poca informazione dei mass media, che classificano l'accaduto come ventata o tromba d'aria. No! È un tornado, un f4!".

La svolta, secondo Giada, arriva sabato, con centinaia di persone accorse da tutta la regione: "Il miracolo: chi con pala, guanti, camion, escavatori, rastrelli e chi più ne ha più ne metta. Si crea una macchina da guerra. Ognuno ha un compito, rubare un sorriso e ridare dignità a chi non ha più nulla. Da qui ognuno in linea di massima si chiamerà 'Ehi tu', perché siamo talmente tanti che è difficile ricordarsi il nome. Inizia una vera e propria complicità, si lavora da soli, in gruppo, ci si aiuta, si alzano macchine, si accumulano macerie. Si fa tutto ciò che si può fare. Nell'aria non si sente più solo la disperazione, ma si sente un'energia positiva senza eguali!". Un messaggio positivo, e poi un appello, con cui la volontaria conclude la sua testimonianza: "Il lavoro non è ancora finito, tante persone hanno ancora bisogno di noi, non devono sentirsi soli. Aiutiamoli, con ogni mezzo, inneschiamo una raccolta fondi in ogni angolo della città, aiutiamoli a ripartire. Noi siamo lo Stato! Abbiamo dimostrato che nessuno ci può fermare, siamo come la fenice, rinasceremo dalle ceneri! Un grazie infinite a chi c'era, chi c'è e chi ci sarà! L'unione fa la forza, e noi l'abbiamo dimostrato!".

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