Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Altri quattro casi di West Nile nel Veneto orientale, due all'ospedale

Dati diffusi dall'Ulss 4, che ha invitato i comuni a eseguire le disinfestazioni e ribadisce: "Ingiustificati gli allarmismi"

In questi ultimi due giorni al dipartimento di prevenzione dell’Ulss4 sono stati segnalati 4 casi di persone contagiate dal virus West Nile. Per i primi due, una donna di 46 anni di Meolo e un uomo di 55 di Annone Veneto, non è stato necessario il ricovero, in quanto la malattia si è manifestata come una semplice sindrome influenzale. Diversa la situazione per gli altri due, un 78enne, residente in provincia, che ha soggiornato a Jesolo, e un bresciano di età avanzata che ha passato le vacanze ad Eraclea: per loro è stato deciso il ricovero in ospedale.

Situazione sotto controllo

Come da prassi, il servizio Igiene e sanità ha aggiornato i sindaci sull’evolversi della situazione, ricordando loro la necessità di disinfestare le aree in cui la persona sarebbe stata punta dalla zanzara infetta. "Ad oggi il sistema di sorveglianza regionale funziona alla perfezione - fa sapere l'Ulss 4 - E i trattamenti di disinfestazione sono stati prontamente effettuati dai comuni interessati. Ogni allarmismo è ingiustificato, in particolare nella fascia costiera dove tra luglio e agosto (periodo di massima proliferazione delle zanzare, quindi potenzialmente con maggior rischio di infezione) si sono registrati solo tre casi a fronte di milioni di presenze turistiche".

I sintomi

I casi di contagio riscontrati ad oggi nell’ambito dell’Ulss 4 sono complessivamente 12 e si sono risolti quasi tutti con uno stato febbrile. L'azienda sanitaria ricorda che nell’80% dei casi di contagio gli effetti sono asintomatici e nel restante 20% provoca febbre che si risolve nella stragrande maggioranza dei casi senza la necessità di ricovero. La persona contagiata va tuttavia monitorata, e in particolare vengono monitorati in corso di ricovero i soggetti che hanno patologie pregresse e debilitanti, con ridotte difese immunitarie, nei quali il virus può evolversi nella forma più pericolosa: neuro invasiva.

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