Zaia chiede lo stralcio dal decreto delle province di Padova Treviso e Venezia

Lettera del governatore regionale a Roma. Il presidente del Consiglio Conte conferma le misure restrittive. Il decreto pubblicato in gazzetta ufficiale

Luca Zaia

La Regione Veneto, attraverso una richiesta del presidente Luca Zaia alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha inviato le controdeduzioni scientifiche al Dpcm dell’8 marzo con la richiesta di eliminazione dal decreto delle misure riguardanti le province di Padova Treviso e Venezia. Dalle 8 di stamattina, domenica 8 marzo, il presidente sta coordinando l’Unità di crisi regionale alla sede operativa della protezione civile di Marghera, in via Paolucci 34. 

«In riferimento al parere richiesto dalla conferenza delle Regioni riguardo alla bozza del Dpcm recante ulteriori misure urgenti in materia di contenimento del contagio da Covid 19 - non abbiamo - conoscenza delle motivazioni scientifiche che hanno portato all'inserimento delle province». In particolare per Venezia: «i casi di positività riscontrati interessano per la metà operatori sanitari. Attualmente è in corso una approfondita ricerca epidemiologica con conseguente sorveglianza attiva su tutte le persone in isolamento fiduciario domiciliare. A fronte di uno scenario che evidenzia cluster circoscritti che non interessano allo stato attuale in maniera diffusa la popolazione generale, non si comprende il razionale di una misura che appare scientificamente sproporzionata all'attuale andamento epidemiologico». 

«Il Veneto - si legge sulla pagina Facebook del governatore del Veneto - si oppone alla creazione delle tre zone di isolamento previste dal Dpcm. Nella lettera accompagnatoria alle controdeduzioni si sottolinea come l'impegno dimostrato dal sistema sanitario regionale contrasti con una misura di isolamento estremo dei territori individuati, che non ha avuto nessun confronto né scientifico né di lealtà istituzionale con i tecnici della Regione del Veneto. Nel documento vengono riepilogate, con gli ultimi dati, le situazioni epidemiologiche nelle tre province da isolare - Padova, Venezia, Treviso - inserite nel Dpcm. Lo studio e la valutazione costante del trend dei casi e la ricerca dei contatti, oltre allo sforzo organizzativo per l'ospedalizzazione dei pazienti sia nei reparti di malattie infettive che in terapia intensiva dimostrano l'impegno del sistema sanitario regionale».

«Stiamo rispondendo bene con il sistema sanitario - ha detto da Marghera il presidente Zaia verso mezzogiorno di domenica - abbiamo 47 persone in terapia intensiva, ma è nato il primo bimbo nell'ospedale di Schiavonia. Nelle rianimazioni si inizia lo svezzamento, quindi ci sono anche buone notizie - dice Zaia - Niente panico, evitare i luoghi affollati e lavarsi spesso le mani, restano le misure principali da osservare. Spero a Roma ci sia fiducia nel Comitato scientifico veneto. Cosa fare lo sapremo dai prefetti, non spetta a me dare interpretazioni di un decreto che non è farina del mio sacco - dice Zaia -. Volevamo metterci del nostro. Non ci è stato possibile. Con i presidenti Attilio Fontana e Stefano Bonaccini (Lombardia ed Emilia Romagna) pensavamo che il decreto venisse pubblicato questa mattina, non nel corso della notte. Ben venga il decreto, ma ci sarà bisogno di una circolare attuativa. Con Lombardia ed Emilia Romagna abbiamo dimostrato che i sistemi sanitari funzionano. Ho sentito il presidente Conte e il ministro Speranza nella notte, poi ho preparato il nostro documento scientifico e la richiesta di stralcio delle province Padova, Treviso e Venezia. Non critico le misure restrittive, dico che le province secondo il comitato scientifico regionale non hanno caratteristiche da zona rossa. Sono positivo, anche se siamo davanti a un virus temibile e insidioso, non abbassiamo la guardia».

«Abbiamo creato due aree - ha detto il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte - una riguarda la Regione Lombardia e varie province tra cui in Veneto Padova, Treviso e Venezia, l'altra attiene al resto del Paese. Applichiamo misure restrittive più rigorose per la prima area, poi ci sarà un regime per la restante parte dell'Italia. Per la prima area i provvedimenti prescrivono di evitare ogni spostamento anche all'interno della provincia: ci si muoverà per comprovate esigenze lavorative, per motivi di salute, si potrà rientrare alla propria abitazione. Le persone con febbre più alta di 37.5  dovranno limitare al massimo i contatti sociali, restare a casa e contattare il proprio medico curante». Si attende la pubblicazione in gazzetta ufficiale.

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Il commento

«Al posto di Zaia sarei più prudente - commenta il sottosegretario all'Economi Pier Paolo Baretta -. Il fatto che ci venga detto che la situazione sanitaria in Veneto è al momento sotto controllo non significa che il rischio di diffusione del virus sia scomparso. Tanto più che la rapidità del contagio dipende proprio dalle relazioni interpersonali e dai contatti non solo tra i cittadini veneti ma anche con il resto del territorio. Almeno in questo momento è meglio mettere al primo posto la prevenzione che mettere a rischio la salute pubblica del Veneto e dell'intero paese. È chiaro che più restrittive sono le misure e più le conseguenze economiche sono pesanti e vanno affrontate con gli interventi già preventivati e altri ancora, mettendoci dalla parte delle famiglie, delle imprese, dei lavoratori. Ma solo se sconfiggiamo il virus riusciremo a ripartire».

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