Zaia: «Nel vivo della battaglia contro il Covid. Non assembratevi in pronto soccorso»

Il presidente del Veneto: «Chiamate i medici di base, niente panico, siamo molto più attrezzati di febbraio scorso. C'è la tempesta, ce la possiamo fare». Mancano gli pneumologi per le sub intensive

Covid hospital Dolo, foto archivio

Duemila positivi in più nelle ultime 24 ore in Veneto, e 94 terapie intensive, mentre in 11, tra i pazienti affetti da Covid-19, hanno perso la vita. I sintomatici a domicilio sono 480. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, aggiorna da Marghera la situazione sanitaria anche mercoledì 28 ottobre: «Entriamo nel vivo della battaglia per organizzazione ospedaliera, di letti, risorse e per Covid hospital», ha detto. L'aumento di pazienti in area non critica ci fa capire che non saranno le terapie intensive il riferimento, ma il numero di ricoverati non gravi. Ancora due giorni - dice - e siamo nella fascia tre, da 900 pazienti a 1500 ricoverati in tutta la regione». Il presidente alza la guardia e avverte la cittadinanza del cambio di registro: più alta la soglia di attenzione.

«Il tema dei letti pesa in generale a livello nazionale - dice - Ho chiesto di depositare un piano per i Covid hospital, che avranno restrizioni graduali, nelle prossime 48 ore, da attuare direttamente nel direttivo della protezione civile, dopo il passaggio nel comitato direttivo sanitario. Occorre avere nervi saldi ed essere organizzati - dice Zaia - È una sfida», e raccomanda ancora di portare correttamente la mascherina, «altrimenti state a casa, se dovete portarla sotto il naso. Dobbiamo fare in modo di avere meno pazienti possibili».

La Regione chiede la massima collaborazione ai cittadini, poiché ci sono molti accessi al pronto soccorso in autonomia, dice il presidente, «chiamate il vostro medico. Evitate di affollarli, potrebbero servire a chi ne ha bisogno estremo. Niente panico, siamo in grado di curare i veneti - afferma Zaia - Il tema Covid prevede comunque una evoluzione, febbre, segnali nella ossigenazione del sangue. In altri casi abbiamo la polmonite. La casistica ci dice che si può affrontare il tema anche con la cura domiciliare, che stiamo rafforzando». Aprire i Covid center significa chiudere 10 ospedali in Veneto. Ieri sera, martedì, è stata chiusa la partita del coinvolgimento dei medici di base sui tamponi a livello nazionale. Anche qui Zaia chiede collaborazione, «hanno aderito in Veneto 2000 medici su 3.500. In 48 ore cercheremo di avere un protocollo operativo per visiere e mascherine e anche per i dispositivi, seguirà la partita l'assessore alla Sanità Manuela Lanzarin». Mancano gli pneumologi, dice il presidente, cioè le sub intensive che vanno collegate agli Infettivi. 

Avendo una grande massa di numeri, gli ospedali hanno bisogno di dare una mano in più a chi si trova in difficoltà, spiega Zaia, «ci sarà un piano per le cure domiciliari. Poi c'è la partita del plasma, che il presidente chiede di donare per continuare a rifornire le emoteche. «Continuiamo a somministrare plasma iper immune, la plasmaferesi ha una storia pluridecennale. Dico che entriamo in una fase che farà lo stress test alla sanità. Abbiamo ospedali dismessi in Veneto, ho detto che vengano installati tubi per l'ossigeno dappertutto, potrebbe essere utilizzato per un contingente di pazienti non gestibili a domicilio. Stiamo provvedendo anche a questo. Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in campo. Quando questa sanità entra in campo, è come arrivassero 100 mila uomini in più», conclude.

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