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Zaia sul Veneto in zona gialla: «Siamo nel pieno dell'emergenza, non abbassiamo la guardia»

Il governatore ha spiegato che il ricollocamento della nostra Regione dopo un mese di area arancione non deve lasciare andare la popolazione a facili entusiasmi

«Ho avuto questo pomeriggio una conversazione col ministro Speranza che mi ha confermato che il Veneto diventerà zona gialla. Ma, come ho sempre detto, le zone non sono un gioco a premi dove si vince o si perde. Dobbiamo prendere atto che siamo ancora nel pieno della pandemia, ed è fuori luogo pensare che sia finita. Non è catastrofismo, ma la presa d'atto di quello che accade, non solo in Italia, ma in tutta Europa». Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, avverte i cittadini di non abbassare la guardia, dopo che il Veneto è stato collocato in area gialla dopo oltre un mese.

Zaia: «Serve responsabilità»

Il ritorno in area gialla va vissuto con responsabilità, questo è il pensiero del governatore. «Bisogna evitare gli assembramenti, indossando in modo maniacale la mascherina e igienizzando con grande frequenza le mani, - ha detto - perché in un battibaleno lo scenario potrebbe cambiare in arancio o in rosso, e quindi portare a nuove chiusure. «Non guardiamo solo a noi, ma anche all'Europa, dove la Germania è in lockdown duro ma fatica a uscirne, la Francia ha annunciato nuove dure restrizioni, come l'Inghilterra che ha superato i 100.000 morti, la Spagna sta ricominciando a crescere. Questo per capire che il rischio di considerarsi un'isola felice va assolutamente evitato».

«Nei prossimi giorni la vita potrà sembrare riavvicinarsi alla normalità come movimentazione complessiva - ha quindi concluso Zaia - ma la vera sfida si dovrà combattere ancora, perché se le cose peggiorano, gli ospedali rischiano il collasso, e se vanno in collasso gli ospedali non potranno più essere garantite le migliori cure ai malati covid ma anche a tutti i portatori di altre patologie. Evitarlo è la sfida che tutti noi dobbiamo contribuire a vincere. Perderla si tradurrebbe in malattia per le singole persone e nel collasso per gli ospedali».

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