3V Sigma, lo scontro si placa in Regione. Cisl: «La produzione a Marghera riparte»

Il sindacato: «Da 2 mesi nessun dialogo con l'azienda. Oggi rimesse in moto le speranze». Bonifica e ricostruzione dell'impianto Cpm3

Sciopero alla 3V Sigma il 7 agosto

La scorsa settimana lo sciopero dei lavoratori davanti allo stabilimento, il 7 agosto. Oggi, martedì 11, l'incontro in Regione fra i rappresentanti dell'azienda 3V Sigma di Marghera, le parti sociali e l'assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan. «Da 2 mesi chiedevamo un dialogo senza ottenerlo. Ora siamo cautamente ottimisti - dice Francesco Coco, segretario del sindacato Femca Cisl, a incontro avvenuto - Le notizie ci danno speranza, prima fra tutte che la produzione nello stabilimento veneziano ripartirà entro fine anno».

L'azienda chimica di via Malcontenta andò a fuoco il 15 maggio scorso, scoppiarono 3 impianti, due operai rimasero feriti gravemente (oggi fuori pericolo): sulle cause la magistratura ora sta ancora lavorando. Gli impianti distrutti sono stati dissequestrati circa un mese fa, ora verranno messi in sicurezza e smantellati. «Già nei primi giorni di settembre l'azienda riceverà da una compagnia assicurativa i primi rimborsi: alcuni milioni di euro da impiegare per le bonifiche dell'area e la ricostruzione dell'impianto Cpm3, quello in cui viene lavorata la Tmpina: il composto chimico "core" di tutta la produzione, e questo entro fine anno», dice Coco.

Il prossimo aggiornamento all'unità di crisi, fra parti sociali e vertici aziendali, è stato fissato per il 15 settembre, scrive la Regione: «per monitorare la situazione e verificare le prospettive di rilancio industriale, che salvaguardino e tutelino i lavoratori impiegati in 3V Sigma». «La società ha garantito che la ripartenza a Marghera ci sarà - continua Coco -. C'è sofferenza dal punto di vista economico, lo abbiamo appreso al tavolo, ma entro dicembre è prevista la ripartenza. Abbiamo preteso che tutti gli altri tavoli avvengano all'unità di crisi regionale. La forte carenza di comunicazione non ci dava sicurezza per il futuro dell'azienda e dei 40 lavoratori rimasti su 47 (alcuni hanno trovato altri impieghi), che ora sono in cassa integrazione. Il dialogo è ripartito e la società dovrà rispettare i tavoli».

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