Gli operatori della crocieristica annunciano azioni clamorose

Il comitato Venezia lavora ha lanciato un grido d'allarme con i suoi 500 operatori. Blocco del turismo, navi che fanno scalo altrove, attività portuali rallentate dalle incertezze sui traffici

Navi da crociera, foto di archivio

Dicono di sentirsi con le spalle al muro e di esser pronti a tutto, gli operatori del comitato Venezia lavora, che associa 500 addetti fra portabagagli, esercenti, tassisti, gondolieri, lavoratori del turismo, vetrai, ecc. Venerdì hanno lanciato il loro grido di allarme sul comparto della crocieristica e sull'economia legata al turismo: tutto al palo dall'acqua alta del 2019 e senza prospettive, hanno spiegato. Il presidente Vladimiro Tommasini, ha riportato Ansa, ha detto che il comitato sarebbe pronto ad azioni dirompenti, a una mobilitazione che non esclude forme di protesta problematiche per l'ordine pubblico, pur non essendo abituati a questo tipo di manifestazioni.

Del comitato fanno parte persone che hanno protestato ad agosto scorso, a punta della Dogana, per ottenere risposte sulla ripresa delle crociere mai più tornate a Venezia, e che hanno finito per fare scalo in altri porti come quello di Trieste. Sempre gli stessi operatori hanno preso parte alla mobilitazione di ottobre, alla stazione, per ribadire lo stallo del settore turistico, e le attività in ginocchio, come quelle portuali. Alle proteste, i sindacati, le categorie, le istituzioni locali e i lavoratori hanno chiesto certezze per il traffico portuale, commerciale e passeggeri, il rinnovo delle concessioni alle grandi compagnie che investono sui terminal, i dragaggi e la compatibilità fra il funzionamento del Mose e del porto.

Ci sono, hanno detto Tommasini e il suo vice, Marco Gorin, duemila lavoratori al limite, senza guadagni e senza sussidi, e il comparto crocieristico non sembra avere prospettive. Prima l'acqua granda, poi il Covid. Si tratta di operatori economici ridotti allo stremo, messi in difficoltà loro malgrado, che avvertono di non avere vie di uscita, senza ammortizzatori e che continuano a patire la mancanza di scelte politiche.

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