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Imprese al lavoro durante il Covid, archivio

Imprese al lavoro durante il Covid, archivio

La scure del Covid sui posti di lavoro: tenuta grazie al divieto di licenziare. L'analisi Confapi

Pagano le donne e i giovani, tradizionalmente più esclusi. I rapporti a tempo indeterminato sono tutelati ma questo genera rigidità all'ingresso del mercato occupazionale. Male Venezia e Verona, più legate al turismo. I dati Veneto Lavoro

La scure della pandemia continua ad abbattersi sui posti di lavoro, come confermano i dati di Veneto Lavoro relativi ad assunzioni e cessazioni di febbraio 2021, rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. Il saldo rilevato quest'anno è pari a +6.900 rapporti d'impiego, contro +8.200 registrati a febbraio 2020, e i +12.000 del 2019. «A pagare maggiormente le ulteriori nuove restrizioni sono, ancora una volta, i settori già fortemente colpiti dagli effetti negativi provocati dalle chiusure forzate: il commercio, la ristorazione, il turismo, il trasporto areo e le attività culturali», commenta Confapi Venezia che ha elaborato i dati dell'ente della regione Veneto.

Assunzioni, contratti e licenziamenti in pandemia

I contratti a tempo indeterminato hanno fatto registrare un calo costante ma contenuto, nonostante prosegua la flessione delle assunzioni. A reggere l’urto sono le misure a tutela dei posti di lavoro come la cassa integrazione e il divieto di licenziamenti. I contratti a termine, sia stagionali che non, sono quelli su cui si è scaricato il peso delle chiusure, con una caduta marcata nei mesi di maggio e di giugno 2020, seguita da un parziale recupero interrotto però nel mese di novembre (-28% la flessione delle assunzioni a febbraio). L’apprendistato, infine, segna una modesta ma progressiva contrazione, con una riduzione delle assunzioni di -23%. Sul versante delle cessazioni dei contratti di lavoro, nel febbraio 2021 esse si sono complessivamente ridotte di -34% rispetto al corrispondente mese sia del 2020 che del 2019. I licenziamenti collettivi sono in netta diminuzione (-78% su febbraio 2020); quelli per motivi economici individuali pure, con un -68%, calano infine del -32% i licenziamenti legati alla fine dei rapporti a termine, come conseguenza dei mancati reclutamenti. «Continua lo stato di incertezza e per certi aspetti anche di smarrimento per le imprese del nostro territorio - dice Marco Zecchinel, presidente di Confapi Venezia -. A maggior ragione con le nuove chiusure, dai più inattese. La stagione turistica ormai alle porte rappresenta per molti uno spiraglio di fiducia: per gli operatori del turismo e per l’ingente indotto che ruota attorno, il che significa posti di lavoro e crescita immediata.

Età e genere e settori occupazionali

Per quanto riguarda le caratteristiche anagrafiche dei coinvolti, nel primo bimestre di quest’anno, le donne si confermano le più penalizzate sul versante delle assunzioni, con un calo del -32% rispetto allo scorso anno (a fronte del -24% degli uomini), mentre la nazionalità vede penalizzare maggiormente gli italiani (-28% contro -25% degli stranieri). Circa la classe d’età, pagano di più i giovani e le età centrali (-28%), mentre gli over 50 (numericamente meno rilevanti) segnano un -20%. Dando uno sguardo ai territori, sono state le province di Venezia e Verona a pagare i costi più rilevanti della crisi pandemica, a testimonianza della loro elevata propensione turistica.

L’analisi settoriale evidenzia come la flessione della domanda di lavoro nel primo bimestre si sia concentrata principalmente nei settori sottoposti alle restrizioni (servizi turistici -69% e commercio - 32%), ma non abbia risparmiato anche quelli industriali a dimostrazione che il blocco del turnover determinato dall’impossibilità del licenziamento tende a “ingessare” il mercato del lavoro. Il reclutamento a orario ridotto ha subito una riduzione notevolmente più ampia di quella a tempo pieno: il primo di -34%, mentre il secondo si ferma al -24%. La quota di part time tra le assunzioni scende al 27% sul totale (era al 29%) e tra le donne al 44,5% (era al 47%). Dichiarano di essere disponibili al lavoro, a gennaio e febbraio 2021, in 17.500: in diminuzione del -19,4% rispetto all’analogo periodo del 2020. Un risultato che deriva dall’effetto di scoraggiamento, sempre rilevabile nei periodi di crisi economica, che riduce la propensione alla ricerca attiva del lavoro, ma anche causato dalle difficoltà di spostamento, dalle chiusure degli uffici pubblici e dalle misure a salvaguardia dei posti di lavoro che irrigidisce i flussi di entrata e uscita. 

La disponibilità e l'effetto scoraggiamento

Le donne si confermano la componente quantitativamente prevalente (con una quota del 54% sul totale) ma segnano una variazione tendenziale appena inferiore rispetto agli uomini; gli stranieri mantengono la loro presenza attorno al 26% e registrano una maggiore riduzione del numero di dichiarazioni di disponibilità (-23%); rispetto all’età si accresce il peso dei giovani, che valgono il 48% dei flussi totali e vedono una riduzione delle did del -10% contro il -27% degli adulti. Il peso dei disoccupati provenienti da un contratto a tempo indeterminato nel bimestre è pari al 17%, quello dall’apprendistato all'8%, quello da tempo determinato al 34% e dal domestico attorno al 12%, ma sale al 30% tra gli over 50.

«Gli imprenditori chiedono programmazione ed efficacia - prosegue Zecchinel - a partire dalle vaccinazioni che le nostre aziende sono disposte ad ospitare internamente, dando così un contributo attivo al Sistema sanitario nazionale, garantendo continuità lavorativa». «Quanto ai giovani che hanno smesso di cercare lavoro – fa sapere Nicola Zanon, direttore di Confapi Venezia - con il nostro ente accreditato alla formazione Apindustria servizi stiamo continuando a offrire opportunità a disoccupati e inoccupati del territorio con percorsi mirati, volti all’inserimento con mansioni di operatori dei servizi, saldatori, carpentieri, autisti, muratori, addetti alle pulizie, operatori socio-sanitari».

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