Bene il Mose, gli edili vogliono terminarlo. Ance: «Non si chiedano a noi i danni»

Salmistrari: «Manca l'ultimo miglio, si permetta alle imprese di lavorare. Certe lettere con richieste milionarie insostenibili non favoriscono un clima collaborativo»

Imprese costruttrici Mose

Prova generale di sollevamento delle paratoie del Mose, venerdì mattina in laguna, seguita con attenzione dai costruttori edili che, arrivati all'ultimo miglio dell'opera, chiedono di completarla. «Si permetta alle imprese costruttrici di terminare i lavori - afferma il presidente di Ance Venezia Giovanni Salmistrari - Il test di oggi è stato un'opportunità per tenere accesi i fari sull'importanza del Mose. Ci sono ancora tante opere da finire e qualche inghippo di troppo che va risolto in tempi rapidi», afferma.

In molti pensano alle dighe mobili come all'unica ancora di salvezza disponibile attualmente. «Il sistema non può farsi trovare impreparato nel caso in cui in autunno si ripetessero i fenomeni di marea eccezionale. Le imprese costruttrici sono qui per questo - dice Salmistrari - anche se certe lettere che circolano nell'ultimo periodo, con richieste milionarie insostenibili, non favoriscono affatto un clima collaborativo e rischiano di allontanare il traguardo della conclusione dei lavori».

Il presidente si riferisce alla corrispondenza tra il commissario Elisabetta Spitz e il Comitato consultivo di cui lui stesso fa parte. L'organismo, nato per disposizione del prefetto, consente l’interlocuzione tra le consorziate e gli amministratori sulla gestione straordinaria e temporanea del Consorzio Venezia Nuova (Cvn). «Abbiamo mandato una richiesta di incontro per fare la programmazione dei lavori, diffidando a utilizzare importi spettanti alle imprese al pagamento dei dipendenti del Cvn. I commissari - continua Salmistrari - a quanto pare non l'hanno presa bene e per tutta risposta hanno quantificato in 130 milioni di euro la richiesta di danni per ritardi e lavori fatti male alle imprese. Questi difetti non sono imputabili alle piccole aziende che lavorano per rimanere in piedi - sostiene il presidente -. Le perdite non possono essere fatte pagare a chi non ha lavorato fino a che i commissari sono entrati all'opera e hanno avuto voce in capitolo».

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