Economia

L'appello degli albergatori veneziani a Draghi: «Metta sul piatto altri aiuti»

Ava: «Il governo intervenga con urgenza o sarà troppo tardi. Il Carnevale non è riuscito a segnare nemmeno una lieve inversione di tendenza»

Piazza San Marco deserta, febbraio 2021

«Un ministero autonomo e con portafoglio, chiamato a dedicarsi al Turismo, è il segnale che si è compreso quanto sia rilevante questo settore per l’economia del nostro paese. Ora il governo intervenga con urgenza, con un’importante opera di sostegno alle attività alberghiere, altrimenti per Venezia sarà troppo tardi». È l'appello che l'Associazione veneziana albergatori (Ava) lancia al nuovo premier, Mario Draghi, e al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. 

«La situazione per le imprese della città è drammatica - commenta il presidente dell’Ava, Vittorio Bonacini -. Il Carnevale, in una situazione di confini chiusi tra regioni, non è riuscito a segnare nemmeno una lieve inversione di tendenza. Anche questo ultimo fine settimana, da sempre momento di punta per il turismo veneziano, si conclude con le camere vuote e tantissimi hotel chiusi. Una crisi che per la città di Venezia è iniziata con l’acqua alta del 12 novembre 2019 e che prosegue ininterrotta ormai da un anno e mezzo, con conseguenze terribili sull’occupazione e sull’intero sistema commerciale ed economico cittadino». «Il fatto che ci sia un ministero del Turismo col portafoglio, per la prima volta in tanti anni, ci conforta e ci convince del fatto che il nostro settore sarà preso seriamente in considerazione - conclude il direttore Claudio Scarpa -, ma segnalo con forza che Venezia sta morendo per mancanza di aiuti da parte del governo. I fatturati delle imprese sono diminuiti di oltre l'85%, senza contare quelle che sono rimaste chiuse. Ora Venezia necessità di aiuto e non può più aspettare».

Ava rilancia anche la denuncia di Federalberghi nazionale nel ricordare che: «tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, avevano preannunciato il proprio sostegno al cosiddetto decreto ristori quinquies (chiedendo al nuovo esecutivo di adottare il provvedimento al più presto), segnalando una disparità nel trattamento di fine 2020, quando le amministrazioni comunali hanno ricevuto il 60% della tassa di soggiorno incassata nel 2019, mentre gli alberghi, che in precedenza avevano ricevuto solo un indennizzo calcolato sul fatturato perso ad aprile, sono stati esclusi anche dal decreto Natale. L’esempio di Venezia è il più eclatante: un hotel che ha perso il 90% del fatturato, ha ricevuto solo l’1,8% dei ricavi 2019, mentre lo Stato ha riconosciuto all’amministrazione comunale il 61% dell’imposta di soggiorno riscossa nel 2019». Federalberghi chiede, oltre al sostegno per il 2021, anche un meccanismo perequativo. «Le città d’arte sono le più colpite, il governo metta sul piatto altri aiuti specifici».

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