Baretta si confronta con i "puri" dell'industria di Porto Marghera

Il tavolo mestrino con Filctem e Fiom lunedì sera. Lo sfogo degli operai, «qui non si muove più niente». Soldi delle paghe in parte restituiti sotto minaccia. Eni, Fincantieri e le altre siano nell'agenda di chi sarà sindaco

Porto Marghera Fincantieri, archivio

Cambio di legislatura alle porte, polo industriale veneziano nel mirino delle sigle sindacali più coinvolte: i chimici della Filctem e i metalmeccanici della Fiom. In un tavolo moderato da Alfiero Farinea, ex assessore alle attività produttive e coordinatore del gruppo di lavoro su Porto Marghera, stasera, lunedì 6 luglio, il Pd ha provato a rappresentare il futuro, la politica alternativa a quella del sindaco uscente. Lo ha fatto attraverso il candidato di centrosinistra alle comunali, Pier Paolo Baretta. Presenti anche le leve più giovani del Pd, i consiglieri Monica Sambo ed Emanuele Rosteghin e il segretario del Pd veneziano, Giorgio Dodi.

Il sottobosco 

Non c'è lista che non si confronti con Porto Marghera. Il lavoro c'è ma è invisibile. Le catene degli appalti cancellano le persone dentro alle tute o dietro ai ruoli, privi di dignità o legalità, dei processi produttivi. In Fincantieri lavorano 5 mila operai. Mille sono dipendenti. Quattro mila lo sono in appalto. C'è un'inchiesta della procura, ci sono degli indagati dietro allo sfruttamento di manodopera, alle vessazioni, alle tangenti, dice Michele Valentini della Fiom. La giungla dei contratti è una realtà. Meno si sa del sottobosco. C'è un meccanismo, la paga globale, che costringe sotto minaccia a restituire una parte dello stipendio percepito in busta paga. Eppure, ricorda Valentini, Fincantieri è di cassa depositi e prestiti al 70%: capitale pubblico. Queste cose succedono lì. La Fiom dice «No» alle navi da crociera nella prima zona industriale, «spazzano via l'industria, lo stesso centro di ricerca al Vega verrà fagocitato». Baretta non nega di aver sostenuto Marghera come soluzione, «ma sapevo che non c'era nulla, nessun progetto - dice - solo sostegno al turismo per anni. Si è lavorato per potenziarlo, non controllarlo. Venezia è stata per anni solo turismo. La vocazione turistica è innegabile -dice - ma guai ad affidarci ad un'unica attività».

I petrolchimici

Soffre anche il fiore all'occhiello di Eni a Marghera, la bioraffineria. Il quadro lo fa il delegato sindacale di una ditta in appalto, Giuseppe Tosato. «Erba alta, non c'è più nessuno, 4-5 persone per ditta. Tutti i petrolchimici sono fermi. Le buste per le gare sono già pronte. Ma non va avanti niente. Se non si riparte fra cassa integrazione e ferie si andrà avanti al massimo un paio di mesi. A settembre, ottobre il rischio di tracollo è reale»: le aziende hanno fatto sconti a più cifre sui mesi di proroga degli appalti. E le voci relative ai premi di risultato nei fogli paga dei dipendenti stanno scomparendo. Fermi anche i lavori della grande manutenzione. «Da qui ad aprile gli impianti dovevano chiudere due mesi e mezzo per poter rifare mezza raffineria, ma non c'è nulla ancora». E nella catena del cambio appalti più passa il tempo più i diritti scompaiono, «altro che clausole».

La navi

«Crociere a Marghera vuol dire eliminare l'industria» anche per Davide Camuccio della Filctem. Il prossimo sindaco, per i chimici, deve dipanare la matassa dei denari «puntualmente annunciati su bonifiche e conterminazioni, per cui non si è visto muovere un palo. Perché dell'accordo di programma del 1998 non è partito nulla?». La chimica verde dovrà essere il primo punto del programma nell'agenda del primo cittadino, interlocutore di Eni e Fincantieri. «I grandi gruppi vanno messi di fronte alle loro responsabilità sul territorio», dice Baretta. Misure concrete di politica industriale ed economica per il sottosegretario vanno studiate, ma la parte del leone la fa la sostenibilità. Percorso obbligato che costringe chi produce a cambiare. Nessuno potrà restare in gioco senza prevedere la compatibilità nella programmazione degli investimenti. E avverrà molto velocemente, richiedendo l'adattamento di chi vuole restare. Un percorso che va pur sempre accompagnato, è il compito della politica.

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Il movimento

Tra le attività economiche, con il turismo, i filoni di sviluppo per il candidato sindaco del centrosinistra sono: la cultura, le attività collegate alla tradizione, le attività portuali e Porto Marghera. «Deve scattare un movimento - dice Baretta - Per farlo scattare occorre condividere un'idea. Non che Marghera sia una alternativa, ma che sia un' altra cosa. Il movimento deve avere una strategia. Dobbiamo sostenere che l'insediamento industriale è innovativo». La Zls (Zona logistica semplificata) è un risultato, dice il sottosegretario, «ma si deve far pressione affinché venga portata a compimento la parte applicativa e poi stabilire chi gestisce. Il Mose rientra nella gestione di Marghera. Quello che è cambiato è la percezione di un limite: le portacointainer non entreranno mai. Porto Marghera può diventare luogo di sviluppo di una produzione sostenibile?», si chiede. «Penso - conclude -che logistica, commercio e industria siano le gambe d'appoggio. E che sugli appalti vada eliminato il massimo ribasso».

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