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Martedì, 25 Gennaio 2022
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La carenza di personale chiude i musei statali: "Puntare sulla promozione"

La Sovrintendente del polo museale dopo la chiusura della Ca' d'Oro e di Palazzo Grimani di ieri: "Bisogna rendere questi tesori tappe irrinunciabili per i turisti, così otterremmo risorse"

Serve liquidità per rilanciare il Polo museale statale a Venezia, per far fronte alle carenze di organico e la strada da seguire, per evitare cartelli sui portoni tipo 'chiuso per assenza di personale', passa per una pubblicizzazione spinta che renda le Gallerie dell'Accademia, ma anche gli altri siti meno noti, tappa irrinunciabile per i 20 milioni di visitatori che transitano ogni anno per la città.

Quella del rilancio è la sfida annunciata da Giovanna Damiani, Sovrintendente del polo museale, a Venezia da solo un anno, dopo che ieri proprio l'Accademia è stata aperta per il solo pomeriggio sacrificando alla chiusura totale la Cà d'Oro e Palazzo Grimani, già al quarto stop da inizio anno per mancanza di personale. Si tratta di tre dei cinque 'gioielli' che lo Stato, in chiave museale, ha a Venezia; gli altri due sono il Museo Archeologico e il Museo d'Arte Orientale, la più grande collezione europea esistente sul Giappone (armi, dipinti, ceramiche).

"I nostri musei hanno visto andare in pensione parte del personale - dice Damiani per spiegare le chiusure - che solo in parte è stato reintegrato e che comunque è sempre più insufficiente per il sopravvenire di nuovi pensionamenti". "Potevamo compensare i vuoti - aggiunge - con personale esterno ma i fondi a disposizione, le cosiddette risorse di riequilibrio, sono andate esaurite già a metà anno e non abbiamo visto altro denaro, nonostante ne sia stata fatta una nuova richiesta, e quindi siamo stati costretti a chiudere là dove obbligati, concentrando gli sforzi, ad esempio, sull'Accademia, con aperture parziali, perché c'é una forte domanda da parte del pubblico".


Per Damiani la soluzione al problema del circuito statale dei musei veneziani è quello di svilupparne la promozione in modo tale che i visitatori di Venezia si sentano attratti da questa offerta e facendoli visitare anche queste sedi aumentino le entrate che contribuiscono al loro mantenimento e sviluppo. "Il turista viene colpito da Palazzo Ducale e dall'Accademia - rileva - e nel poco tempo che ha per visitare le mille meraviglie di Venezia si concentra, ad esempio, su questi due gioielli; poi scopre che c'é la Cà D'Oro sul Canal Grande e di quella, di cui non conosce le bellezze dell'interno, si limita a scattare una foto. Altro discorso per Palazzo Grimani del quale probabilmente neppure conosce l'esistenza". La nuova frontiera quindi è quella di far conoscere queste realtà, promuoverle, per poi con manifestazioni e appuntamenti farli diventare punto di riferimento irrinunciabile per i visitatori e così fare cassa, oltreché cultura. (Ansa)

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