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Domenica, 16 Gennaio 2022
Economia

Cgia: l'aumento delle bollette costerà 600 milioni in più alle imprese veneziane

L'associazione artigiani e piccole imprese chiede interventi decisi del governo per evitare una batosta con conseguente perdita di posti di lavoro. Preoccupazione anche per l'agricoltura

Le imprese della provincia di Venezia potrebbero sostenere una spesa extra di quasi 600 milioni di euro, rispetto al 2019, a causa dell’aumento del prezzo delle tariffe elettriche. Nel giro di 3 anni, secondo i calcoli dell'associazione Cgia, il costo della bolletta della luce a carico delle aziende è pressoché raddoppiato: un incremento che, sommato al rincaro del gas, potrebbe costringere molte attività a chiudere gli impianti produttivi, almeno temporaneamente. I rincari, secondo l'associazione, rischiano di avere ricadute anche sul fronte occupazionale: «Sono almeno 5 mila - scrive l'associazione - gli addetti che antro la metà di quest’anno potrebbero perdere,  almeno temporaneamente, il posto di lavoro».

Lo studio

Per quanto riguarda l’energia elettrica, per il 2022 è stato ipotizzato un consumo complessivo simile a quello del 2019, ad una tariffa media di 150 euro per MWh: secondo Cgia il prezzo, pur restando alto, è destinato a ridursi progressivamente nei prossimi mesi dopo che, a dicembre 2021, aveva toccato i 281 euro per MWh. I settori più colpiti saranno, almeno in teoria, quelli che consumano più energia elettrica: metallurgia, commercio, servizi come cinema e teatri, lavanderie e parrucchieri; alimentari, alberghi e ristoranti, trasporto e logistica, chimica.

Aziende a rischio

Gli aumenti, tra energia e gas, in alcuni comparti potrebbero ammontare al 300 per cento: questo, se non ci saranno interventi straordinari, porterebbe all'interruzione della produzione per molte aziende del vetro, della carta, del cemento, della plastica e altre ancora. Le principali ragioni dell'aumento dei prezzi, secondo il presidente della Cgia Roberto Bottan, sono due: «Il tema dell’acquisto delle quote di emissione di CO2, il cui prezzo è quadruplicato negli ultimi mesi e, per almeno il 40 per cento, si sta scaricando sul costo dell’energia; e poi la fallimentare politica di approvvigionamento del gas naturale, che ha mostrato molti limiti, facendo schizzare i prezzi di oltre sei volte rispetto ai primi mesi di quest’anno».

Agricoltura in difficoltà

I problemi riguardano anche l'agricoltura, come evidenziato da Coldiretti: gli agricoltori, secondo l'associazione, hanno affrontato rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio, mentre l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi: ad esempio l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%) e il fosfato biammonico Dap, raddoppiato da 350 a 700 euro a tonnellata. L’aumento investe anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre e molte altre attività.

L'auspicio è che questa questa impennata si esaurisca entro la prima parte dell'anno, ma è necessario intervenire da subito. Per Bottan, «il governo dovrebbe incrementate le misure già prese con la legge di bilancio 2022, mettendo a disposizione delle imprese italiane almeno 1 miliardo di euro al mese fino a giugno».

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