Tutti in cassa integrazione, «ma la merce del centro Tom la vendono altri, altrove»

Protesta spontanea sabato, rabbia dei dipendenti più forte del rischio Covid. Carabinieri sul posto. Il sindaco Fragomeni chiede ad Ardizzoni di pagare gli arretrati e mettere un piano «nero su bianco»

Centro Tom Santa Maria di Sala, la protesta sabato

«W l'estate. Dal 6 giugno abiti a 9 euro - Tom ti invita alla svendita dell'outlet Cantieri del Doge (centro commerciale Prisma). Troverai prezzi imbattibili». Come un pugno allo stomaco per alcuni dei 180 dipendenti in cassa integrazione da marzo, al centro Tom di Santa Maria di Sala. È bastato leggere il testo di questo messaggio che il centro ha inviato alla clientela, per rompere ogni indugio. Preparato lo striscione di protesta si sono mossi alla volta del centro commerciale Prisma, situato di fronte al loro negozio di abbigliamento, e lì hanno marciato in modo da mostrare ben in evidenza la frase diretta all'amministrazione Tom attuale: «180 persone in cassa integrazione e assumete altra gente con la burla del cambio di gestione».

Negozio di fronte

La merce messa in svendita nel negozio lì a fianco, aperto da poco, loro garantiscono portare ancora appesi i cartellini del centro Tom. Sono gli abiti del loro store. Chiuso per Covid a inizio marzo e mai più riaperto. Con lui se ne sono andati gli stipendi, raccontano. E il personale assunto tramite agenzie ai Cantieri del Doge, secondo loro, li sta sostituendo nel lavoro. E non capiscono perché. Per l'amministratore delegato del Tom Village, Luigi Ardizzoni, il Tom non si può aprire perchè, ha detto giovedì scorso, «non ci sono le condizioni» e il personale del Tom non si può far rientrare, pena la perdita della cassa integrazione in deroga. In ogni caso Cantieri del Doge e Tom hanno gestioni diverse e, «Quando Cantieri del Doge nel 2019 voleva assumere con posto fisso alcuni dei lavoratori Tom, loro hanno rifiutato. Hanno le idee confuse», hanno fatto sapere dal Tom Village. Fatto che i lavoratori Tom hanno negato. «Non ci sarebbe stato motivo di essere assunti ai Cantieri, perchè loro erano già anche dipendenti dei Cantieri del Doge».

La solidarietà

Tanti i salesi che sono andati incontro ai lavoratori del centro Tom sabato, per esprimere solidarietà. Uno dei centri di abbigliamento e tessuti griffati più conosciuti e quotati del Veneto. Dalla cessione del patron Antonio Tommasini dopo 40 anni, fino al 2016, il declino è stato inarrestabile. Yousef Al Bahar, emiro di Dubai nuovo proprietario degli immobili, i dipendenti lo hanno visto una volta, forse 2. Tre le gestioni in due anni e mezzo, fatte di svendite continue, sconti, afferma una dipendente, «tensioni, malumori, incomprensioni, discussioni». «Alcuni hanno preferito licenziarsi che dare spiegazioni, e abbiamo temuto ritorsioni per le scelte che stavamo facendo», aveva riferito la scorsa settimana Ardizzoni. Risultati scarsi anche in tema di gestione delle crisi, insomma. «Interi metri quadrati di negozio sempre più vuoti da sembrare piste da ballo, promesse di restauri e restyling non mantenute, collezioni già acquistate mai viste e mai esposte, con l'obbligo, di mese in mese, di riferire alla clientela che la merce stava per arrivare, mentre non avevamo più nulla da vendere. Non è voler affossare il negozio tutto questo?».

Rapporti finanziari

Tre giorni fa l'ad Tom Village Ardizzoni ha detto di non aver intenzione di abbandonare, bensì di voler riaprire il centro, anche se solo in parte, e solo se le condizioni lo consentiranno. Questo è il motivo per cui parte della merce è stata portata via o venduta ai Cantieri del Doge? Perché trasferirla da Tom a un altro negozio, si chiedono i lavoratori, se si dice di aver intenzione di riaprire? E perché chiedere i sussidi dello Stato per poi assumere altro personale? Che legame esiste, per la Finanza, tra Clt, Tom Village, Cantieri del Doge, il Prisma, e le proprietà degli immobili? Cosa ci dobbiamo attendere, non avendo avuto nessuna smentita e nessuna conferma dal management? A volerlo sapere sono i dipendenti ma anche i sindacati, che hanno chiesto un incontro con la Regione. Cgil, arrivata a febbraio 2020, ora potrebbe voler approfondire la questione per comprendere se ci sia in questo insieme di gestioni, crisi, debiti, svendite, assunzioni e ammortizzatori, meccanismi tipo «scatole cinesi», in alcune circostanze scoperti con spezzettamenti di imprese per alleggerire eventuali responsabilità, mettendo però in pericolo il lavoro e la tenuta economica, salvo scaricare alla fine le perdite dei fallimenti sulla collettività.

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Il piano

Su questo pare vogliano approfondire anche le forze dell'ordine, da come ha riferito il sindaco Nicola Fragomeni, al corrente dell'accaduto e che si è incontrato con i carabinieri dopo la protesta improvvisata al Prisma di sabato. I militari, intervenuti principalmente per il pericolo di assembramenti, hanno trovato persone esasperate, avvilite. «Ci hanno detto che se avessimo manifestato potevamo avere delle conseguenze, ma ormai peggio di così? Sono passati mesi da quando abbiamo detto che le cose andavano male». Insomma il Covid ha completato solo l'opera al centro Tom. «E non è l'unica emergenza in zona industriale - dice il sindaco -. Abbiamo almeno 500 lavoratori a rischio a Santa Maria di Sala, siamo in attesa di un tavolo di crisi per ognuna delle attività in difficoltà e tutto questo ha effetti sociali dirompenti. Almeno con i buoni spesa abbiamo aiutato circa 400 famiglie. A Tommasini, dopo 40 anni di gestione dell'attività, avevamo dato una onorificenza al merito sul lavoro - dice -. Ma di Tommasini ce n'è stato uno solo. Il centro Tom, incassi da 32 milioni di euro all'anno, 50 mila euro al giorno. Oggi siamo in questa condizione. Ho preteso da Ardizzoni nero su bianco un piano industriale. Deve impegnarsi a pagare lo stipendio arretrato e deve dire che intenzioni ha».

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