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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Economia

Cgia: nel 2023 Veneto in recessione

Le stime dell'associazione artigiani: reggono (soprattutto grazie al turismo) le province di Venezia, Belluno e Verona. Soffrono Treviso e Rovigo

Se il 2022 si chiude con un aumento del valore aggiunto regionale del 3,8 per cento (0,5 punti in più rispetto alla media nazionale), nel 2023, invece, il Veneto scivolerà probabilmente verso la recessione: il tasso di crescita previsto, infatti, è dello zero per cento. La crisi si abbatterà in particolar modo sulle province di Treviso (-0,4%) e Rovigo (-0,9%), mentre Venezia dovrebbe reggere con un +0,4%, valore simile a quelli di Belluno (+0,3%) e Verona (+0,5%): tutti territori che potranno contare sulla tenuta del settore turistico. La previsione per la provincia di Padova è di crescita 0%, a Vicenza -0,1%.

I calcoli sono stati fatti dall'ufficio studi Cgia, associazione artigiani mestrina, che prende in considerazione i fattori frenanti e quelli trainanti dell'economia veneta: tra i primi ci sono il caro bollette, le materie prime alle stelle e l'inflazione a due cifre; dall'altra parte ci sarà probabilmente il forte afflusso turistico, ma anche il buon risultato delle costruzioni e dell’export. Da notare che ad oggi, in termini di Pil, alcune province non hanno ancora recuperato la situazione pre-Covid: Padova (-0,1 per cento), Rovigo (-1,6 per cento) e Belluno (-2,2 per cento).

Il nuovo governo deve trovare 45 miliardi

Per salvare i bilanci delle famiglie e delle imprese italiane sarà necessario impiegare entro la fine dell’anno almeno 70 miliardi di euro. Di questi, 35 per dimezzare il caro bollette e altrettanti, con la legge di Bilancio 2023, per non far decadere dal prossimo gennaio alcune misure introdotte dal governo uscente. La situazione è critica: chi nei prossimi giorni prenderà la guida del Paese dovrà fare l’impossibile per recuperare tutte queste risorse senza ricorrere ad un aumento del deficit, visto che, al massimo, potrà beneficiare su un “tesoretto” di 25 miliardi. Se il nuovo esecutivo non riuscirà a recuperarne altri 45, si prospetta un 2023 molto complicato.

Per dimezzare il caro energia servono 35 miliardi

Secondo la stima di Cgia, per mitigare il caro energia il nuovo governo dovrebbe trovare entro fine anno almeno 35 miliardi di euro per dimezzare gli aumenti di costo in capo a famiglie e imprese previsti nel 2022. Aumenti che, al netto dei 58 miliardi di aiuti erogati quest’anno contro il caro bollette, ammontano complessivamente a 70 miliardi di euro. Ecco perché sono necessari altri 30 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere 5 miliardi per estendere anche al prossimo mese di dicembre gli effetti contro il rincaro delle bollette introdotti con il decreto Aiuti ter. 

Legge di Bilancio 2023

Visti i tempi risicati, anche approvare in tempo la prossima legge di Bilancio non sarà semplicissimo: per legge il voto definitivo dovrà avvenire entro il 31 dicembre, altrimenti potrebbe farsi strada l’esercizio provvisorio. Non sarà facile, dunque, trovare tutte le risorse per confermare, anche per l’anno venturo, molti provvedimenti introdotti dal governo Draghi.

Il “tesoretto”

Il “tesoretto”, che il nuovo governo erediterà dal premier uscente Draghi, potrebbe essere di 20 miliardi di euro: 10 da usare subito e altri 10 da impiegare nella manovra 2023. Risorse che sono state “recuperate” senza fare nuovo deficit, grazie al fatto che in quest’ultimo anno l’esecutivo uscente è riuscito a mantenere i conti ordine. Un ulteriore aiuto potrebbe arrivare anche da Bruxelles che sta per mettere a punto una misura che consentirà di recuperare i fondi strutturali europei 2014-2020 non ancora spesi o non impegnati in modo vincolante. Il nostro Paese potrebbe avere a disposizione 4-5 miliardi di euro. Pertanto, a fronte di 70 miliardi di spese da impegnare nel giro di poco più di 2 mesi, il nuovo governo può contare su una copertura di circa 25. Nel caso non si volesse fare nessun altro scostamento di bilancio, non sarà certo facile trovare in poco tempo ben 45 miliardi di euro.

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