Chimici della Cgil veneziana dopo il Covid: «Inutile prendersela con la plastica»

Filctem dalla parte della riconversione industriale: «Una battaglia va fatta: quella per le bonifiche. Il problema non sono i progetti di insediamento produttivo che creano occupazione e ricchezza»

Raffineria Porto Marghera, archivio

Porto Marghera come altri siti della chimica italiana in emergenza Covid hanno avuto la loro strategicità: a sostenerlo sono i chimici della Cgil veneziana. «La pandemia ha dimostrato che sostenere il tessuto economico del territorio solo con il turismo è sbagliato e poco lungimirante, quindi va ripensato il ruolo industriale di Marghera - scrive il segretario Davide Camuccio -. Anche la tanto contrastata chimica di base - quella del cracking - ha dimostrato tutta la sua importanza, ne è esempio l'utilità della plastica monouso e dei materiali plastici per uso sanitario».

Riconversione della Palladio

Vero è che, sostiene Camuccio: «Porto Marghera ha bisogno di un progetto complessivo di re-industrializzazione che passi per l’efficientamento produttivo e ambientale delle produzioni già esistenti, e lo sviluppo di nuove produzioni con minimo impatto ambientale. Le parti sociali, Confindustria, gli enti locali con i ministeri competenti devono ritrovare al più presto un tavolo di confronto per riprogettare Porto Marghera anche a fronte dei cospicui contributi che l’Europa mette a disposizione. Sono d’accordo - dice - con buona parte delle associazioni ambientaliste sul fatto che vadano usate le migliori tecnologie industriali. Nodo centrale elettrica Palladio. «Il passaggio dal carbone al gas è un progetto di riconversione ineludibile. A Venezia porterà il consolidamento della bilancia energetica del territorio - sostiene il sindacalista - e un abbattimento delle emissioni in atmosfera di almeno due terzi rispetto alle attuali». Il 29 febbraio scorso, i centri sociali del nordest occuparono simbolicamente la centrale dell'Enel di Fusina indossando tute bianche, mascherine e striscioni, sostenendo che il gas è comunque impattante, «e non rappresenta la soluzione all'inquinamento».

Inceneritore

Inceneritore di Fusina. Dice Camuccio: «Veritas ha presentato il progetto alle istituzioni e alla cittadinanza per risolvere il problema dello smaltimento delle immondizie che, dopo essere state differenziate e trattate, altro non si può fare che bruciarle o accumularle da qualche parte (inceneritore o discarica). Con questo progetto Veritas prende il toro per le corna e propone alla cittadinanza di “trattare in casa” la propria immondizia, in sostanza chiude il cerchio con un progetto che mette in campo le migliori tecnologie disponibili». Certo, dice, si possono fare altre scelte. Occorrerebbe, spiega, pagare qualcun altro.

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Bonifiche

Ancora più paradossale, afferma il segretario Filctem Cgil, le contestazioni al progetto Eni-Veritas denominato “waste to fuel”, che trasforma il rifiuto organico in bio oil. «Siamo di fronte al perfetto incontro tra due esigenze: trasformare lo smaltimento dei rifiuti da costo a guadagno, e sostituire l’uso dei derivati del petrolio con sostanze organiche meno inquinanti». Economia circolare: una delle direttive di conversione industriale dell'Europa.
«Una battaglia, questa sì, va fatta - conclude Camuccio - e le associazioni ambientaliste possono essere protagoniste: le bonifiche dei terreni. Il problema non sono i progetti di insediamento produttivo che creano occupazione e ricchezza, ma la lentezza con cui si affrontano i problemi per risolvere l’inquinamento del passato e che bloccano lo sviluppo del futuro».

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