La rabbia di chi chiude alle 18: «Stavolta non ce la facciamo». Manifesti alle vetrine

Appelli al governo a ripensarci. Attesa per i ristori economici assicurati dall'esecutivo. Rispuntano i cartelli di protesta a Venezia: «Pronti a scendere in piazza». Cgil Veneto fa appello all'unità

Un cartello di protesta degli esercenti a Spinea, il primo maggio scorso

Aveno appena iniziato a rialzare la testa gelaterie, pasticcerie, ristoranti, cioccolaterie, pizzerie al taglio e pubblici esercizi, dopo il pesante lockdown della primavera scorsa che ha reso i centri cittadini luoghi fantasma, fino a maggio inoltrato. Osservando misure di sicurezza, mascherine, distanziamenti, sanificazioni avevano poi ricominciato a lavorare. La seconda ondata di Covid, da luglio, ha rimesso di nuovo tutto in discussione. Contagi ripresi, ricoveri, poco alla volta terapie intensive. Per il governatore del Veneto non si parla di emergenza ospedaliera, per ora. Ma ogni aumento, quotidiano, di pazienti Covid, mette a repentaglio i posti letto per la cura delle altre patologie. Di qui, e per l'attenzione che il governo dà al parametro R con zero dei contagi, come indicatore della velocità di crescita dei positivi, domenica è scattato il nuovo Dpcm che impone dopo le 18 la chiusura dei locali di somministrazione di cibi e bevande. In Veneto, nell’artigianato, lavorano 31 cioccolaterie, 1.570 tra pasticcerie e gelaterie e 2.772 ristoratori: 17.500 i collaboratori.

Artigiani

«Le nostre pasticcerie, gelaterie e i ristoratori, rispettano rigorosamente le misure di sicurezza per difendere la salute dei cittadini. Non comprendiamo la sospensione dei servizi al banco e al tavolo anticipatamente, mentre alla grande distribuzione rimane permessa la commercializzazione di alimentari e prodotti dolciari oltre le 18 -  commenta Cristiano Gaggion, presidente della Federazione Alimentazione Confartigianato imprese Veneto - L'effetto a catena si ripercuoterà su tutte le imprese in ambito Horeca (settore dell'industria alberghiera) vede quasi altre 2 mila imprese artigiane venete. Parliamo di salumifici, caseifici, birrifici, mulini e panifici. Così si colpiscono - conclude Gaggion - le aziende che hanno già subito i pesanti effetti del lockdown».

Manifesto di protesta

"Alle 18 costretti a chiudere, ma avere un futuro è un nostro diritto". È questo il messaggio che migliaia di bar, ristoranti, pub e altre imprese della somministrazione aderenti a Fiepet Confesercenti hanno appeso sulle loro vetrine a Venezia per protestare contro le restrizioni del Dpcm. «Se non ci vengono date delle risposte immediate organizzeremo ulteriori azioni di protesta - commenta Emiliano Biraku, coordinatore Fiepet Confesercenti Venezia - Il provvedimento, di fatto, mette in lockdown la somministrazione. Le imprese non resisteranno», afferma Biraku. 

Chioggia

Da Chioggia, «non abbandoneremo i gestori dei locali – commenta il sindaco Alessandro Ferro – ho convocato le categorie economiche cittadine, come già avvenuto in primavera, per raccogliere le loro richieste e inoltrarle, per quanto possibile, a chi di competenza. Sarà un filo diretto che mi auguro utile anche per interpretare e seguire le fasi del decreto sui ristori, che a breve dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale: tutte le attività e gli esercizi che sono oggetto delle restrizioni introdotte dal nuovo Dpcm sono in affanno – conclude il sindaco Ferro – e stanno aspettando di ricevere un sostengo concreto per poter affrontare i prossimi difficili mesi di lotta al virus».  

Dei prossimi mesi parla l'assessore al Turismo e agli Eventi Isabella Penzo: «dopo gli incontri con Ascom Confcommercio e Confesercenti, con le quali si stava condividendo un nuovo progetto per il Natale, si è convenuto di porre una particolare attenzione all’illuminazione e all'atmosfera natalizia, augurandoci che questo possa essere un supporto alle attività commerciali. Abbiamo voluto dare un segnale di speranza e di vicinanza a tutte le attività economiche che sono state chiamate a fare ulteriori sacrifici».

La Cgil Veneto

«L’ultimo Dpcm firmato dal presidente Conte contiene decisioni dolorose per un’importante parte delle attività economiche e per i lavoratori che vi sono impiegati - commenta Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto -. Abbiamo già chiesto al governo di provvedere immediatamente a sostenere sia gli imprenditori che i dipendenti interessati. Non possiamo permetterci né un’azienda, né un occupato in meno. Le polemiche tra Regioni e Governo non servono a nulla. Le restrizioni non bastano e non sono neppure accettabili se non accompagnate dai ristori adeguati a chi vedrà ridotto o perderà totalmente il proprio reddito. Tutta l’Unione europea sta vivendo le stesse difficoltà: il massimo di unità a livello nazionale e una presa in carico a livello continentale della crisi sono l’unica strada percorribile».

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