Economia Marghera / Porto Marghera

Comitatone, contro la soluzione Marghera Fiom e Filctem: «Questa è un'area industriale»

Valentini e Camuccio: «Il turismo lì è incompatibile con la riconversione e il rilancio produttivo. I serbatoi pieni di combustibile sono situati a poca distanza». Filt: «Non dividiamoci»

Canale dei Petroli, dietro la Pilkington

«La nuova marittima a Marghera è incompatibile con l'industria». Il Comitatone di lunedì in videoconfernza da palazzo Chigi torna a trattare la questione del transito delle crociere a Venezia. Un ordine del giorno della riunione fra rappresentanti istituzionali, nazionali e locali, parla una soluzione temporanea, cioè la ricollocazione provvisoria, e un cronoprogramma per una sistemazione definitiva. La soluzione Marghera, quella dettata dal Comitatone del 2017, che pareva essere quella individuata, è rimasta in sospeso con l'avvicendarsi dei governi. Sullo scalo delle navi in area industriale sono tornate a esprimersi le sigle dei metalmeccanici (Fiom) e chimici (Filctem) della Cgil a Venezia, per via della presenza di Fincantieri, Pilkington e la bio Raffineria Eni nella prima zona industriale. 

La vocazione dell'area

«Porto Marghera è secondo noi insensata e lontana dal risolvere il problema del passaggio in laguna delle grandi navi da crociera - scrivono Michele Valentini (Fiom) e Davide Camuccio (Filtem) -. Occupare interi ettari di banchine e aree industriali con attività turistiche è incompatibile con il tessuto industriale esistente e con qualsiasi ipotesi di rilancio dell’area. Stravolgerebbe la naturale vocazione industriale, inducendo le aziende ancora presenti a un repentino disinvestimento. La nuova marittima a Porto Marghera darebbe il colpo di grazia a ogni possibilità di investimento e reinsediamento industriale, che potrebbero essere spinti dall'area di crisi complessa e dalla Zona logistica semplificata (Zls), nonché dai piani di riconversione industriale legati al Recovery fund in via di definizione. La messa in funzione del Mose ha messo inoltre in evidenza le difficoltà di regolare traffico navale commerciale e turistico».

La sicurezza

Per i sindacalisti esiste anche un problema di sicurezza. «Passare a pochi metri da serbatoi pieni di combustibili sarebbe pericoloso. Anche la nuova proposta di far attraccare, seppur con carattere di transitorietà, le navi da crociera al terminal di Fusina non tiene in debito conto la vicinanza dello scalo a un'area industriale complessa, in cui insistono a poche centinaia di metri le produzioni chimiche e la centrale dell'Enel, che in caso di disservizio creerebbero non pochi problemi alle migliaia di persone che transitano per le banchine adiacenti».

Filt: «Non dividiamoci»

«Riteniamo che per lo sviluppo occupazionale della città di Venezia complessivamente presa, quindi attività portuali, commerciali e crocieristiche, e porto Marghera industriale, dovremmo combattere insieme - scrive la sigla Filt Cgil dei trasporti - Il settore crocieristico a Venezia è fondamentale per l’economia portuale e della città e l’emergenza sanitaria ha reso evidente quanto un intero comparto di imprese e lavoro siano drammaticamente in crisi, con dipendenti e operatori senza reddito da marzo. Ci sono 12.000 lavoratori a rischio, ma quelli delle crociere sono completamente fermi. Ci aspettiamo che il comitatone decida subito una fase transitoria, in cui le crociere possano tornare a Venezia e Marghera appena l’emergenza sanitaria lo permetterà, e una soluzione definitiva che tenga conto del traffico e del lavoro del porto commerciale e del porto industriale. Le affermazioni diverse di Fiom e Filctem sono inappropriate, non condivise e non corrispondenti alla posizione della Filt di Venezia. Ci auguriamo che anche la Fiom e la Filctem possano riacquistare uno spirito confederale».

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