Economia

Fatturato, prezzi e occupazione in calo, ma il manifatturiero resiste

I dati della Camera di Commercio evidenziano una difficoltà persistente, soprattutto per le piccole attività, ma non tutti i settori faticano allo stesso modo

Fatturato, ordini, prezzi di vendita e occupazione in calo nel commercio, soprattutto per i piccoli negozi, ma le attività resistono; s’intravvedono invece timidi segnali di ripresa per il manifatturiero. È quanto emerge dagli ultimi due focus elaborati dal servizio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Venezia e relativi all’andamento congiunturale delle imprese dei settori del commercio e delle manifatture. Unioncamere del Veneto, in collaborazione con Confartigianato Veneto, svolge trimestralmente indagini congiunturali sui settori manifatturiero e commercio al dettaglio, su un campione di circa 3.500 imprese di cui circa 500 localizzate in provincia di Venezia.

Partendo dall’andamento del commercio nel secondo trimestre di quest’anno, il complesso delle imprese intervistate nel Veneziano dichiara una diminuzione di ordini ai fornitori (-1,4%) e fatturato (-1%) rispetto all’analogo periodo di riferimento (aprile-giugno) del 2013, con differenze notevoli fra la piccola e la grande distribuzione: le piccole superfici di vendita e il settore no food sono quelli che più risentono della difficile congiuntura. Il fatturato segna, invece, una variazione positiva per ipermercati, supermercati e grandi magazzini (+2,2%), per le medie e grandi superfici di vendita (+0,8%) e per le imprese con oltre 50 addetti (+3%). Gli ordini ai fornitori rimangono pressoché stazionari per le grandi superfici di vendita (-0,4), ma diminuiscono per le piccole imprese che operano nel commercio al dettaglio (-3,2%). In linea con i dati Istat sui prezzi al consumo in calo, le dichiarazioni delle imprese veneziane attestano una diminuzione dei prezzi di vendita, nel complesso, del -0,4%, con differenze in base al settore: rimangono stabili negli ipermercati, supermercati e grandi magazzini; diminuiscono, soprattutto, nel commercio di prodotti alimentari (-1,1%). La differenza più marcata si nota in base alla superficie: per le piccole superfici di vendita i prezzi segnano un -1,5%; sono stazionari (+0,1%) per medie e grandi.

Sul fronte dell’occupazione, per il campione complessivo delle imprese si rileva un -0,7% su base annua, con variazioni positive per il settore alimentare e per le medie e grandi superfici, negative per il settore non alimentare e le piccole superfici di vendita. Da sottolineare, poi, lo scarso appeal del commercio elettronico: l’86% delle imprese intervistate ha dichiarato di non utilizzarlo per vendere i propri prodotti o servizi.

Anche per il terzo trimestre 2014 le previsioni delle imprese del settore continuano a essere pessimistiche: se per i prezzi di vendita le aspettative sono di una sostanziale stabilità, per fatturato e ordini ai fornitori i commercianti si attendono una riduzione complessiva, con un saldo tra giudizi positivi e negativi, rispettivamente, di -19,2 e -22,2 punti percentuali. Le più pessimiste si rivelano le imprese con meno di 50 addetti, mentre la maggioranza di imprese con più di 50 addetti non si aspetta variazioni. Sul fronte occupazionale, il 90,6% di quanti hanno risposto prevede una stabilità e il saldo tra risposte positive e negative è -6,3%. La nota confortante, tuttavia, è che le attività commerciali della provincia resistono, nonostante queste difficoltà e pur trattandosi per la stragrande maggioranza (il 96,6%) di micro imprese (con meno di 9 addetti): il commercio al dettaglio conta, al 30 giugno 2014, 16.111 localizzazioni attive, in aumento del +0,7% rispetto a dicembre 2013.

Passando all’andamento dell’industria nel secondo trimestre 2014, le imprese con più di 10 addetti del settore manifatturiero della provincia registrano, contrariamente al Commercio, una variazione positiva dei principali indicatori analizzati, confermando i timidi segnali di ripresa emersi nel trimestre precedente, soprattutto per le imprese di medie dimensioni. Qualche segnale di difficoltà proviene, invece, dalle imprese di maggiori dimensioni (con oltre 50 addetti). A livello tendenziale, la produzione totale registra un +2,1% (+4,9% congiunturale), con una variazione positiva per le imprese con 10-49 addetti (+3,9%) e una stazionarietà per quelle con oltre 50 addetti (+0,1%). Il fatturato segna un +1,4% su base annua (+3,8% a livello congiunturale), determinato in particolare dalle imprese con 10-49 addetti (+4,2%), mentre per le imprese di maggiori dimensioni si è registrata una flessione del -1,8%, collegata in particolare ai settori alimentare e tessile con riferimento al mercato estero. Resta positivo il trend degli ordinativi dal mercato interno che su base annua segna un +2,4%: a fronte del +4,8% per le imprese con 10-49 addetti, si affianca un -0,9% in quelle di classe dimensionale maggiore. Anche l’indicatore degli ordinativi esteri annota un +2,3% tendenziale (+0,8% congiunturale), grazie alla variazione positiva segnata, anche in questo caso, delle imprese con meno di 50 addetti (+6,4%), a cui si contrappone  un -1,7% ottenuto dalle imprese più grandi. L’occupazione cresce del +1,7% rispetto al secondo trimestre 2013 (-1% congiunturale): anche qui l’apporto più rilevante deriva dalle imprese di medie dimensioni che annotano un +2,5%, mentre per le imprese con più di 50 addetti si registra una certa stabilità (+0,6%).

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