Economia Marghera / Porto Marghera

Confapi spara a zero sulla gestione di Porto Marghera: «Esclusa dalla via della seta»

La Confederazione italiana piccola e media industria: «non esiste un piano strategico che dia motivazioni per insediarsi». La proposta: una gestione a società di proprietà misto pubblico-privata

Porto Marghera, archivio

«Porto Marghera: sito di disinteresse nazionale». La Confederazione italiana della piccola e media industria (Confapi), della Città metropolitana di Venezia, spara a zero sulla gestione dell'area, «viste le dinamiche in atto». Per Simone Padoan, consigliere delegato Confapi Venezia, Porto Marghera «è rimasta esclusa dalla "nuova via della seta", nonostante fosse nata come area industriale asservita alle rotte navali, preferita a Trieste per il retro-porto che il Friuli Venezia Giulia non aveva».

La scelta

A distanza di oltre cento anni, spiega Confapi, il quadro è cambiato. «Gli interessi e i flussi di merci tra l'Europa e l'est esigevano da anni un porto intermodale nell’Adriatico. Germania e Cina, dopo aver valutato le opzioni possibili, hanno deciso per Trieste. Non è solo un problema di navigabilità - continua Padoan - è soprattutto una questione di appetibilità: non esiste, infatti, un piano strategico e non ci sono strumenti che forniscano motivazioni a un investitore per insediarsi nell'area portuale veneziana».

La Zona Economica Speciale

In questo quadro, perfino il riconoscimento di una eventuale Zes (Zona Economica Speciale) «è più un rischio che un’opportunità», afferma la confederazione. Il motivo starebbe nella speculazione immobiliare che colpisce l’area. «Un fenomeno noto, indagato più volte nel corso degli anni, con numeri al centesimo di euro: ogni volta che si apre un interesse di un investitore su un singolo fazzolettino di terra, i prezzi schizzano alle stelle (nonostante le problematiche di bonifica), su valori insostenibili per investimenti di carattere industriale (ma che indicano che le potenzialità esisterebbero). Senza strumenti concreti il rischio che i benefici della Zes siano vanificati dall’aumento dei prezzi è quasi certo», scrive Padoan.

L’assessore di Venezia Simone Venturini per Confapi, «ha ragione a lanciare l’allarme, perché questa mancanza di interesse e l’esclusione di Venezia dalla "Via della Seta" ha già portato le imprese venete a subire un deterioramento delle performance di esportazione verso il "Far East" nel periodo 2017-2019, con un tasso annuale composto di -1,8%, a fronte di un tasso di +8,0% dell’export delle imprese dell’Emila Romagna che usano i porti di Genova, La Spezia e Livorno».  

L'asset management pubblico-privato

«Il problema di un’area come quella di Porto Marghera si risolve con un piano che ha alcune caratteristiche - conclude Confapi - Una quota consistente dei terreni deve passare in proprietà al Demanio e in gestione a una società di asset management di proprietà misto pubblico-privata». L'asset agirebbe per calmierare la speculazione immobiliare e con un piano concordato tra le amministrazioni e gli stakeholder per negoziare con gli investitori privati e veicolare gli eventuali vantaggi determinati dagli inquadramenti amministrativi. Resta inteso, conclude la Confederazione, «che l'area di riferimento non può restare locale: dev'essere macro-regionale e coordinata in tutto il quadrante dell’alto Adriatico, da Ravenna a Trieste. Un piano che richiede un preciso posto all’interno del Recovery Plan».

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