Brugnaro e Confindustria: «Il virus passerà. No a fermare le filiere industriali»

Il sindaco: «Non tiriamo la giacchetta al governo per sospendere proprio tutto». Lettera di Marinese a Conte: «La chiusura è una resa». Bettin: «Condizioni inaccettabili su mezzi per chi va al lavoro»

Videoconferenza dei sindaci della Città Metropolitana

L'opposizione in Consiglio dei ministri mercoledì chiede al premier Conte misure ancora più stringenti contro la diffusione del virus Covid19. Lombardia, e poi Veneto e Piemonte chiedono la chiusura totale delle Regioni, con il blocco delle attività, moltissime delle quali tra stabilimenti, negozi, ristoranti, botteghe, parrucchieri, catene e marchi, già hanno chiuso le saracinesche spontaneamente. Dove si può, nelle grandi compagnie come Google, secondo la Bbc News, i dipendenti lavoreranno da casa almeno fino al 10 aprile: quasi 100 mila persone. 

Sostegno

In videoconferenza con i sindaci metropolitani, organizzata dal presidente Anci Antonio De Caro, il primo cittadino di Venezia Brugnaro ha detto: «No alla fermata delle filiere industriali. Il rischio è di ritrovarci un sistema produttivo compromesso. Il virus passerà». Sintonia sulla gestione centralizzata dell'emergenza, di cui si sta parlando al governo in queste ore. Da giorni si fa il nome di Guido Bertolaso ex numero uno della protezione civile nazionale, commissario straordinario nell'emergenza terremoto all'Aquila. «Sono sempre stato e resto filogovernativo - dice Brugnaro da Venezia - In primis dobbiamo dare risposte per gestire l'aspetto sanitario - aumentano i contagi nelle nostra Regione con casi in più registrati finora quotidianamente -. Tutto questo, però, non può prescindere da un'attenzione particolare alla salvaguardia di tutto il mondo legato all'economia e al lavoro - ha aggiunto il primo cittadino -. Serve una tutela salariale dei lavoratori, degli imprenditori, anche di quelli che non hanno alcun paracadute soprattutto nel settore turistico. Anche noi come Enti pubblici avremo problemi di tenuta dei bilanci e delle società partecipate. Per ora non è arrivato nulla dallo Stato. Ci siamo organizzati per conto nostro».

«Vi prego di credermi - dice il sindaco di Venezia - non tiriamo la giacchetta al governo mettendo pressione per far emettere provvedimenti che chiudano proprio tutto, altrimenti poi saranno problemi amari che l'Italia pagherà caro per i prossimi anni. Non dobbiamo fermare la parte industriale e strutturale del Paese, le catene industriali e quelle artigiane». Rivolto ai sindaci: «Siete i leader del vostro territorio, dovete essere in prima linea. E le nostre città devono continuare a vivere - E poi spiega - Nei mercati ambulanti nel Comune di Venezia da domani potranno restare aperti solo i banchi alimentari che saranno distanziati e che dovranno evitare l’assembramento dei clienti. Estetisti e parrucchieri possono continuare a lavorare, ma i clienti dovranno essere ricevuti solo su appuntamento e con addetti muniti di mascherine, oltre che con ingresso contingentato. Sono consentite, poi, la produzione, il trasporto e la consegna a domicilio del cibo senza un contatto fisico con il cliente. Mentre restano inalterate le indicazioni di apertura dalle 6 alle 18 dei locali come bar, ristoranti e pub, sempre con la regola della distanza minima di rispetto tra i clienti e i gestori.  In questo ambito continueranno anche i controlli della polizia locale e delle altre forze dell’ordine». E c'è una lettera al premier Conte del presidente di Confindustria Venezia Vincenzo Marinese.

Il rischio collasso

«Illustrissimo presidente del Consiglio, in questi giorni stiamo attraversando momenti molto difficili. Ci rendiamo conto che Lei, e così anche tutto il governo, è soggetto a grandi tensioni, preoccupazioni che impongono scelte complesse, che mai nessuno avrebbe voluto prendere. A Venezia le categorie economiche, i sindacati e il sindaco della Città Metropolitana hanno posto come elemento irrinunciabile da un lato la tutela della salute e dall’altro la salvaguardia del tessuto economico, che vale 35 miliardi di euro con il 39% di quota export. Apprendiamo con stupore e disappunto che c’è chi suggerisce di chiudere tutto per 15 giorni. Le chiediamo di non ascoltare quelle sirene, perché sarebbe un errore gravissimo. Chiudere equivarrebbe a morire, con impatti devastanti anche sulla ripresa. Siamo consapevoli che la mobilità debba essere ridotta ai minimi termini e abbiamo preso coscienza che anche le nostre abitudini di vita devono cambiare. Nelle nostre fabbriche abbiamo già avviato controlli severissimi per tutto il personale; l’impresa potrebbe certificare i movimenti dei propri dipendenti, limitandoli solo ed esclusivamente dal domicilio alla sede di lavoro. I Comuni dovrebbero farsi parte diligente, nel dare la più ampia comunicazione sui comportamenti che la cittadinanza deve assumere. Così anche le sanzioni devono essere immediate e prevedere per chi infrange le regole pene severe. Azioni forti, chiare, definite, puntuali, per scongiurare il blocco totale delle attività produttive. La chiusura sarebbe una resa».

I mezzi pubblici

E sulla mobilità, irrinunciabile per raggiungere il posto di lavoro, interviene dal polo industriale veneziano di Marghera il presidente di Municipalità Gianfranco Bettin. «È inutile invitare o obbligare a stare a casa per ragioni di sicurezza e, nel contempo, garantire le funzioni produttive fondamentali se, come accade ora a Marghera (specialmente da e per Porto Marghera e Venezia) e su tutte le linee principali che portano la gente al lavoro, non si rafforzano le corse, almeno il raddoppio dei mezzi. I video, le foto, le testimonianze ci confermano che le persone sono costrette a recarsi al lavoro - o perfino dal medico - utilizzando mezzi strapieni, in certe ore, a rischio proprio e altrui evidentissimo. Bisogna che Actv e Comune provvedano immediatamente». Una interrogazione è stata deposita per lo stesso motivo dal Partito Democratico, (a prima firma della capogruppo Monica Sambo), «a seguito delle segnalazioni di sovraffollamento di alcuni mezzi pubblici, come l’episodio accaduto mercoledì mattina 11 marzo alle 5 del mattino alla fermata della Cita di Marghera, fatta circolare sui social. Chiediamo - scrive il Pd - di rafforzare il trasporto pubblico con corse dedicate per agevolare i lavoratori, anche quelli della sanità, garantendo la gratuità dei parcheggi in città per chi si reca al lavoro, permettendo quindi al maggior numero possibile di lavoratori di recarsi al lavoro evitando l’uso dei mezzi pubblici e quindi il sovraffollamento degli stessi. Chiediamo inoltre di rafforzare le corse Actv per agevolare i lavoratori della sanità che devono raggiungere le strutture ospedaliere sia da San Giuliano (garantendo la gratuità dei parcheggi) che da Piazzale Roma, sempre a fronte di una rimodulazione del servizio, e riducendo temporaneamente al periodo dell’emergenza le corse non essenziali». 

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Bancari

Un appello arriva dai sindacati dei bancari. «Clienti e utenti restate a casa». Nonostante le recenti misure atte al contenimento dell'epidemia Covid-19, scrivono, «verifichiamo agli sportelli degli istituti bancari veneziani e alle filiali dell'Agenzia delle entrate un afflusso di utenza e clientela non legato, per la maggior parte dei casi, a esigenze di natura indifferibile, e talvolta in aperta violazione alle disposizioni sugli spostamenti: «motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità, o motivi di salute», scrivono i sindacati provinciali Fabi First-Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.

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