Consiglio europeo: ok al recovery fund ma ci vorrà tempo. Ci servono 1500 miliardi

Conte chiede un finanziamento a fondo perduto. Occorre attendere il piano della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che dovrà redigere per il 6 maggio

Il premier Conte, Ansa

Il Consiglio europeo ha chiesto oggi alla Commissione come costruire il Recovery Fund, uno strumento di cui si era già parlato per il finanziamento degli Stati, che il premier Conte vorrebbe a fondo perduto. All'Italia servono 1500 miliardi. Ma servirà tempo per concretizzare la misura, attraverso un bilancio Ue allargato, che realmente ad ora non sembra avere grandi potenzialità.

In attesa del piano

L'unico vero via libera arrivato dal Consiglio riguarda il Mes. Per il resto si dovrà attendere il piano della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che dovrà redigere per il 6 maggio. Tramontata ogni ipotesi di Eurobond. Saranno invece operative già dal primo giugno le linee di credito del Mes che dovranno aiutare gli Stati più colpiti dalla pandemia ad affrontare l'emergenza sanitaria, così come i prestiti della Banca europea degli investiemnti (Bei) per dare liquidità alle imprese e alla cassa integrazione europea (Sure). «La nostra iniziativa - ha detto Conte - è stata molto importante perché uno strumento del genere era impensabile fino adesso. Si aggiungerà a quelli già varati e renderà la risposta europea più solida, coordinata e efficace». La difficoltà dell'esecutivo si vede nello slittamento per il secondo giorno consecutivo del Consiglio dei ministri per la pubblicazione del Documento di Economia e Finanza (Def) in cui la portata della crisi ammonta a una perdita di Pil pari a oltre 8 punti percentuali, deficit al 10,4% e rapporto debito/Pil al 155%.

Il Mes

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è nato nel 2012 per prestare denaro agli Stati in difficoltà finanziaria: fino ad oggi è intervenuto per Spagna, Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo e l'accesso ai fondi del Mes era condizionato alla sottoscrizione di un memorandum in cui il Paese si doveva impegnare a realizzare riforme strutturali e adottare misure fiscali per migliorare i propri conti pubblici. Gli Stati Europei hanno iniziato una interlocuzione per utilizzare una linea di crediti dedicata alle spese sanitarie senza condizioni, per un importo che non può superare il 2% del Pil (per l'Italia varrebbe circa 38 miliardi di euro).

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Eurobond e recovery fund

Per finanziare gli stati in difficoltà i leader europei hanno messo sul campo l'ipotesi di emettere obbligazioni (bond, ndr) garantite da tutti i paesi dell’eurozona, una sorta di titolo di debito comune. Un'idea che risale al 2011, formulata dall'allora presidente José Manuel Barroso e che oggi ha ripreso vigore vista la situazione di emergenza. Ma l’opposizione è forte e il blocco del paesi nordeuropei rimane stabile su posizioni contrarie alla messa in comune del debito. Il recovery fund finanzia infine la ripresa economica tramite l'emissione di obbligazioni - i recovery bond - i cui proventi sarebbero destinati all'assistenza dei Paesi più colpiti dalla pandemia.

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