Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia Marghera / Porto Marghera

Domani il cracking sul tavolo a Roma. Cgil difende chimica di base e appalti. Rsu Cisl: «Superare l'impianto»

Ieri l'assemblea al capannone del Petrolchimico con le categorie Fiom, Filcams e Fillea dei lavoratori dell'indotto. Filctem: «Sarà anche un impianto vecchio ma è sicuro ed efficiente». Uil: «Serve un'intesa con il governo per facilitare l'avvio dei progetti Eni Versalis»

L'assemblea al capannone del Petrolchimico a Marghera

I chimici della Cgil con il segretario della Filctem di Venezia Davide Camuccio sono tornati a difendere il cracking di Porto Marghera ieri, in un'assemblea al capannone del Petrolchimico. «Sarà anche un impianto vecchio ma è sicuro ed efficiente, mentre i progetti di riconversione di Eni sono di basso profilo e sanciscono l'abbandono della chimica di base nel quadrilatero padano». Non solo i chimici e la Cgil con il segretario della Camera del Lavoro Ugo Agiollo a chiedere di fermare un processo di «desertificazione» dell'area industriale che va avanti da decenni nell'area industriale veneziana, anche altre organizzazioni dei lavoratori degli appalti, preoccupate per il destino dei dipendenti delle imprese che ruotano attorno alla chimica. «Sono altri 350 lavoratori, poco tutelati dagli ammortizzatori perché ingaggiati con contratti più precari, i primi a rischio di perdita del posto», hanno spiegato Michele Valentini (Fiom), Andrea Brignoli (Filcams) e Francesco Andrisani (Fillea). Ci sono le lavoratrici delle mense, una cinquantina, praticamente tutte donne. Ma anche i metalmeccanici, 200 addetti che a luglio a Roma al ministero avevano già fatto sentire la loro voce a difesa dei posti che ruotano attorno al cracking. E in vista del tavolo nazionale di domani al ministero dello Sviluppo le sigle hanno chiesto di allargare la partecipazione a tutte le rappresentanze del lavoro della filiera.

«Non convincono i progetti di Eni - dicono  Agiollo, e Camuccio - Alcuni sono già stati messi in discussione dalla società stessa, come lo Steam Reforming per l'idrogeno blu che non si farà a Porto Marghera probabilmente e che impiegheranno al massimo alcune decine di lavoratori». Eni Versalis a maggio dell'anno scorso ha garantito investimenti per 470 milioni a Marghera: 157 per l'hub logistico, l'impianto di alcool isopropilico e il polo di riciclo meccanico delle plastiche, oltre a ulteriori investimenti nella bio-raffineria. «Noi diciamo di guardare al futuro - esordisce a distanza la Rsu della Femca Cisl, cambiando la propria posizione sul cracking, prima orientata alla conservazione dell'impianto - Accogliamo la sfida dell’azienda: nuovi impianti per accompagnare una transizione ecologica e un tavolo permanente di sindacati, azienda, Regione e Comune per monitorare il percorso della riconversione industriale. Se prima non eravamo d'accordo sulla dismissione dell'impianto ora ci sembra quanto meno comprensibile, visti i costi enormi della manutenzione». «Che il destino del cracking di Marghera sia la fermata è innegabile, succederà comunque entro settembre 2022 senza la manutenzione e la fermata programmata. Ma nulla va dismesso prima di un'intesa condivisa con il governo che apra la strada ai progetti alternativi di Eni e acceleri le autorizzazioni e le valutazioni snellendo la burocrazia e creando corsie preferenziali. Finora su questo fronte non c'è nulla», argomenta Maurizio Don della Uil.

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