Lavoro in crisi a Venezia, calano le assunzioni in tutti i settori

Nel 2013 si è registrata l'ennesima flessione per le offerte di impiego. Aumenta il tempo determinato, crollano gli investimenti e la fiducia

Impiego in crisi anche nel Veneziano. Stando alle percentuali di Unioncamere, riportate sulle pagine della Nuova Venezia, anche nel 2013 in provincia è proseguita l'emorragia di posti di lavoro iniziata circa cinque anni fa. Il trend negativo investe tutti i settori e, come se non bastasse, difficilmente la tendenza si invertirà nei prossimi mesi, anche se un barlume di speranza viene indicato per la fine del 2014.

IN BILICO – A raccogliere i dati dal 2009 al 2013 ci ha pensato il sistema Excelsior di Unioncamere, che indica un crollo di ben un terzo delle richieste di impiego negli ultimi cinque anni, passando infatti da 10.240 alle 6.770, con ben 3.470 assunzioni in meno. A causare la flessione tanti elementi, tutti accavallati: la crisi, il minor potere d'acquisto, il crollo della fiducia, la scarsa possibilità e propensione ad investire; le conseguenze, invece, sono poche, ma fondamentali: aumentano i contratti a tempo determinato, peggiora la qualità dell'occupazione. Solo un'azienda su 13 pensa di assumere ancora entro l'anno (contro una su nove, nel 2009), e i problemi investono tutti i settori, compresi quelli tradizionalmente trainanti nel Veneziano, come il turismo e la ristorazione (tanto che nel 2013 si sono registrati quasi 800 contratti in meno rispetto all'anno passato). Discorso simile vale anche per trasporti, industria e logistica, senza scomodare il settore edile che sembra proprio non riuscire a rialzarsi (ma questo è un discorso che vale per tutto il Paese).

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CONTRATTI E QUALIFICHE – Come anticipato, in un momento del genere risulta sempre più difficile ottenere sicurezza per il proprio posto di lavoro: si moltiplicano, infatti, le assunzioni a tempo determinato e i cosiddetti “contratti flessibili”, alimentati dal clima di sfiducia, paura e diffidenza che ancora aleggia sopra tutto lo Stivale. Nelle costruzioni la quota del tempo determinato è passata dal 28 all’80%, nel commercio dal 37,9 al 50, mentre nei servizi dal 45 al 52,8%. Nel turismo la situazione è ancora peggiore, visto che i pochi contrattualizzati si ritrovano obbligati ad accettare forme di impiego ancora più precarie. Per quanto riguarda le qualifiche e i livelli d'istruzione richiesti, il 20% delle assunzioni è stato riservato a diplomati, il 22% a soggetti con una qualifica post-diploma, mentre solo al 15% dei candidati è stata richiesta una laurea

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