La crisi morde ancora, a Venezia le aziende faticano a pagare banche

Provincia lagunare seconda solo a Trieste per gli aumenti di sofferenza bancaria, lievitati di 300 punti percentuali negli ultimi cinque anni

La crisi morde ancora l'economia del Nordest e, a distanza di cinque anni, il bilancio del tracollo si fa sempre più spietato. A subire maggiormente il peso delle difficoltà sono state Trieste, Verona, e Padova, ma anche la stessa Venezia, che, nonostante il turismo e l'export sempre forti, vede un gravissimo aumento delle sofferenze bancarie. Lo rileva la Cgia di Mestre, che riporta i dati relativi al periodo tra il 31 dicembre 2008 e il 30 novembre 2013.


DATI ALLA MANO – Secondo l'ufficio studi dell'associazione mestrina, infatti, in termini assoluti l'aumento è stato esponenziale: se al 31 dicembre del 2008 le sofferenze ammontavano a 4,2 miliardi di euro, al 30 novembre scorso sono salite a 15,2 miliardi (+263,1%). A guidare la lista delle province in difficoltà troviamo il capoluogo friulano, Trieste, che segna un aumento del 420,6% nelle sofferenze bancarie. Venezia segue però da molto vicino, con una crescita del 362%, mentre dietro ci sono Verona (+337,8%), Padova (+303,6%), Pordenone (+248%), Rovigo (+236,7%), Udine (+ 216,6%), Vicenza (+201,6%) e infine Belluno (+198,2%). L'altra faccia della medaglia, oltre alla difficoltà crescente nel restituire il denaro prestato, è la scarsa propensione della banche ad erogare soldi per le aziende: in valori assoluti la contrazione nel Triveneto è stata pari a 6,4 miliardi di euro (-4,3%).

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LE RAGIONI – A dare una lettura critica di questi dati ci ha pensato Giuseppe Bortolussi, segretario degli Artigiani di Mestre, che individua in una “cronica mancanza di liquidità” e nel crollo dei consumi interni le cause dell'insolvibilità che pare falcidiare anche il produttivo Nordest. Bortolussi punta anche il dito contro il sistema creditizio italiano, che vede i tempi di pagamento nei rapporti commerciali tra le imprese allungarsi, mentre tra imprese e pubblica amministrazione non c'è flessibilità. Secondo il segretario questo meccanismo sta riducendo sul lastrico moltissimi piccoli imprenditori che si ritrovano a corto di liquidi e nell'impossibilità di recuperare i propri crediti.

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