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Un momento della manifestazione dei lavoratori

Un momento della manifestazione dei lavoratori

Nessuna retromarcia della Beltrame: "La sede di Marghera sarà chiusa"

Venerdì incontro in Prefettura tra i dirigenti del gruppo siderurgico vicentino e i sindacati. I lavoratori hanno manifestato in corteo per il centro storico. La banchina portuale finisce nel mirino

Nessun cambio di rotta. Il gruppo siderurgico vicentino Beltrame ha ribadito ieri davanti al prefetto Domenico Cuttaia la propria volontà di chiudere lo stabilimento di Porto Marghera. L'ex acciaieria Sidermarghera non riaprirà i battenti. E i dipendenti (119) come recitava una lettera inviata a tutti loro qualche settimana fa rimarranno a casa. Quest'ultimi venerdì hanno manifestato per Venezia, bloccando a tratti il ponte di Calatrava. "Siamo disperati - commenta uno di loro - con questo corteo abbiamo dimostrato il nostro attaccamento al posto di lavoro".

Lo stesso prefetto aveva chiesto ai dirigenti del gruppo di propendere per scelte meno "drastiche", senza licenziare in tronco i lavoratori. Secondo quest'ultimi l'intenzione della Beltrame sarebbe quella di "traslocare" la linea produttiva veneziana in Argentina, approfittando di costi inferiori.

Di fronte al pressing di istituzioni e sindacati, ieri il capo del personale del gruppo, ha affermato che verificherà col ministero del Lavoro se sia possibile allungare la cassa integrazione straordinaria che già interessa i dipendenti dell'ex Sidermarghera. Niente di più. Tutto ciò verrà fatto comunque in funzione della chiusura del sito di via del Commercio.


Nel mirino finisce anche la struttura logistica della Beltrame. La banchina, infatti, da poco ha ottenuto una concessione di 25 anni dall'Autorità Portuale. Se però non si farà nulla per i lavoratori, tutto ciò finirà in discussione. Fino ad arrivare a una possibile revoca.

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