Mercoledì, 16 Giugno 2021
Economia

Moda, Confcommercio: «Natale 2020 da dimenticare, crisi pesante a Venezia»

Gabriel, Federmoda: «Noi invisibili al governo, serve equità fiscale con l’online. Persa la stagione. Ventimila rischiano di non riaprire»

Settore moda, archivio

Il calo delle vendite nel 2020 per la moda è a doppia cifra e pesante a Venezia, che dal Carnevale 2020 in poi ha visto il crollo dei suoi migliori clienti: giapponesi, russi, americani, arabi e cinesi. A lanciare l’allarme è il presidente della Federazione Moda Italia di Venezia e del Veneto aderente a Confcommercio, Giannino Gabriel. «Natale poteva portare una boccata d’ossigeno, ma il lockdown delle feste ha messo in ginocchio il settore: il caldo maglione sotto l’albero, quest’anno, se è arrivato, proviene quasi sicuramente da una piattaforma online».

«Un incremento – ha continuato Gabriel – c’è stato solo per le vendite in Internet, in particolare quelle che entrano dall'estero e spesso spinte da un mercato estero esentasse e da una concorrenza sleale. Qui, ancora una volta, ci sentiamo di chiamare in causa il governo: certo, non basta tassare le piattaforme online, l’imposta si dovrebbe applicare direttamente sul valore delle consegna, in modo che pesi fiscalmente quanto pesa nel nostro scontrino. Ci vuole equità fiscale, dobbiamo poter combattere ad armi pari».

Gabriel conferma le richieste all’esecutivo per rendere competitivo il settore moda in Italia, fiore all’occhiello del Paese: «Abbiamo chiesto un credito d'imposta del 30% per le rimanenze di primavera e il governo ci ha chiusi per Covid, così non abbiamo venduto un capo, né visto il credito d'imposta. La botta finale è stata la chiusura dei negozi di abbigliamento e calzature la vigilia di Natale. Evidentemente a Roma non ci vedono, siamo considerati dei fantasmi». Una ripresa ora è ipotizzabile solo nel secondo semestre 2021: intanto però sono molti i negozi che si vedranno costretti a chiudere, non riuscendo più a pareggiare le spese, pagare gli affitti e produrre utili, con le banche sempre più restie, in queste condizioni, a concedere credito.

La previsione dunque è amara: «Perderemo 50 mila posti di lavoro su 310 mila complessivi – ha proseguito Gabriel – i fatturati caleranno di 20 miliardi di euro e su un totale di 115 mila negozi, circa 20 mila non riapriranno». A soffrire saranno anche le vie del lusso, i negozi di alta moda, soprattutto in centro storico a Venezia, ma anche nelle altre province venete. «Ai consumatori – ha concluso – chiediamo di privilegiare i negozi di fiducia, quelli sotto casa: dopo il dramma vissuto, restano attive molte promozioni e i saldi di fine gennaio. Poi speriamo che il nuovo anno sia meno restrittivo per la categoria, che ha sempre rispettato e continuerà a rispettare tutte le precauzioni nell'applicare ogni misura a garanzia del personale e dei consumatori».

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