La crisi degli allevatori di cozze: ripresa lenta ed eccedenza di prodotto

La situazione pesa nel Veneziano per circa un centinaio di pescatori, che sperano in una crescita del mercato nei prossimi mesi e chiedono l’attenzione delle istituzioni

Gli effetti della pandemia si stanno rivelando pesanti anche per il settore della pesca: l'associazione Coldiretti evidenzia «la difficoltà degli allevatori di cozze, che in questo periodo dell’anno dovrebbero raccogliere i frutti del lavoro di mesi, mentre si trovano a fronteggiare una crisi senza precedenti»: questo perché la chiusura dei canali Horeca durante l’emergenza sanitaria e l’attuale, lenta ripresa che fa i conti con molte attività di ristorazione e hotel che tentennano ad aprire, compromettono le consegne di tonnellate di prodotto che rimangono in allevamento.

Una cozza, per essere pronta al consumo, dalla sua fecondazione al momento della maturazione impiega circa 20 mesi, un lungo periodo in cui il pescatore investe con lavorazioni e modifiche di reti affinchè il mitile cresca in qualità. «È un momento molto difficile - dice Alessandro Faccioli di Coldiretti Impresa Pesca - il 70%-80% delle cozze è rimasto negli impianti invenduto, con il rischio ulteriore per gli allevamenti in mare che il prodotto vada irrimediabilmente perduto a causa di eventi meteo marini avversi. Non solo: quel poco prodotto che si riesce a vendere realizza solo il 50% del suo reale valore, andando ben sotto dei costi di produzione».

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La situazione pesa nel Veneziano per circa un centinaio di pescatori che sperano in una ripresa più decisa nei mesi di luglio e agosto, contando anche nell’attenzione delle istituzioni come è avvenuto per gli allevatori di vongole che ieri hanno avuto conferma dell’avvio di due bandi della Regione Veneto. «Gli interventi in questo momento sono strategici - conclude Faccioli - perché contribuiscono ad evitare il fallimento e la fuoriuscita dal settore di decine e decine di imprenditori».

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