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Laboratorio di calzature della Riviera, foto di archivio

Laboratorio di calzature della Riviera, foto di archivio

Crolla l'export ma aumentano le vendite verso Germania, Thailandia e Cina

Calano moda, calzature (quelle della Riviera), mobili e vetro. In aumento le esportazioni di prodotti della chimica, farmaci, gomma e plastica. I dati della Cgia di Mestre e di Confartigianato metropolitana

È in crisi anche l'export oltre alla produzione manifatturiera veneziana. In provincia lo confermano i dati dell’Ufficio studi di Confartigianato metropolitana. «In un anno è andato perso quasi mezzo miliardo di euro. Sono crollate le esportazioni verso Francia, Spagna e Polonia, ma sono aumentate quelle verso la Germania. Diminuito del 20% il flusso verso l'Inghilterra, vendite cresciute invece a Cina e Turchia. Stabili i rapporti con la Russia. «Servono più investimenti per aiutare le imprese ad essere competitive nel mercato globale», afferma il presidente di Confartigianato metropolitana, Siro Martin.

La crisi generata dal Covid sulle aziende veneziane è pesante. Tra il 2019 e il 2020 l’export del manifatturiero prodotto in provincia di Venezia ha subìto un tracollo di -10,4% nei 27 paesi dell’Unione europea post brexit, e del -8,3% nel resto del mondo. Valori percentuali che tradotti in milioni di euro significano meno 290,8 milioni di manifatturiero esportato in Europa e meno 159,8 milioni nel resto del mondo. Globalmente in un anno sono andati persi 450,6 milioni di euro. «Seppur caratterizzato da una flessione generale - commenta Martin - il calo mostra comunque delle differenze, anche in positivo, e questo aiuta a focalizzare. Le nostre micro, piccole e medie imprese hanno la necessità d’essere supportate dalle istituzioni per poter essere più competitive sui mercati internazionali».

Alcuni settori come quelli legati alla moda hanno risentito maggiormente della crisi: i dati parlano di un – 29,4% di export per il settore degli articoli in pelle, passato dai 666,5 milioni di euro del 2019 ai 470,5 milioni del 2020. A due cifre anche il crollo dell’export nell’abbigliamento, con un -18,9%, passato dai 215,5 milioni del 2019 ai 175,5 milioni del 2020. «Tutti dati a cui si somma il crollo della domanda interna – prosegue Matteo Masat, direttore di Confartigianato metropolitana - l’abbassamento del cuneo fiscale e un’accelerazione degli incentivi a fondo perduto per la digitalizzazione, potrebbero far accedere le nostre aziende più facilmente all’e-commerce».

Crolla, a livello veneziano, anche l’export di mobili, con un -10,7% e i 155,6 milioni del 2019 diventati 139 l’anno dopo, calo per il mercato dei prodotti in legno e sughero che registra un - 43,8% passando dai 33,8 milioni del 2019 ai 19 del 2020. Ma, come si diceva, oltre ai settori in difficoltà, l’attuale situazione ha agevolato determinate nicchie, come quella dei lavorati chimici, che registra un +11,8% di export passando dai 245,5 milioni del 2019 ai 274,4 del 2020 oppure dei prodotti farmaceutici, con un +16,6% passando dagli 11,2 milioni del 2019 ai 13 milioni del 2020 o delle materie plastiche e gomma che cresce del +11,9%, passando da 137,4 a 153,9 milioni tra il 2019 e il 2020.

Riguardo l’export verso i Paesi europei crolla quello verso la Francia con un – 12,5% (745,5 milioni nel 2019, 652,5 nel 2020), verso l’Austria con un – 32,2% (da 286,9 a 194,5), la Polonia con un -14,9% (da 111,3 a 94,7) o la Spagna con un – 13% (207,6 a 180,6). Cresce invece l’export in Germania con un +10,2% (da 572,9 a 631,2), Romania con un +5,4% (da 58,3 a 61) e Ungheria con un +5,8% (da 54,1 a 57,2). Nel resto del mondo, infine, cala del -3,3% l’export verso gli Usa ( da 391,9 a 378,9), il Regno Unito -19,9 (da 243,4 a 195), la Svizzera – 26,2% (da 141,2 a 104,1), il Giappone – 25,5% (da 77,4 a 57,6) mentre cresce verso la Cina +32,7% (da 75,2 a 99,8), la Thailandia +111,7% (da 28,8 a 61), la Serbia + 78,5% (da 31,6 a 56,3) e la Turchia +35,1% (da 32,7 a 44,2).

La contrazione registrata in provincia di Venezia è stata superiore alla media regionale del 2020, secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Rispetto all’anno precedente, le esportazioni veneziane sono scese di 452,2 milioni di euro (-9,1 per cento). L’anno scorso il nostro export è stato pari a 4,5 miliardi di euro che corrisponde al 7,5 per cento del totale regionale. In termini assoluti le vendite delle aziende veneziane nei paesi stranieri sono scivolate all’indietro, tornando quasi allo stesso livello del 2016.

Sebbene nel 2020 la variazione provinciale sia stata preceduta dal segno meno, i settori trainanti rimangono i macchinari, le calzature e le bevande. Questi 3 settori incidono sulle esportazioni totali della provincia di Venezia per il 33 per cento circa. Particolarmente pesante è stata la caduta registrata dalle calzature della riviera del Brenta (-29,4 per cento). Tra i primi 15 comparti segnaliamo, in particolar modo, la contrazione del vetro, refrattari, cemento, ceramica, etc. (-26,6 per cento), gli autoveicoli, rimorchi, etc. (-24,5 per cento) e navi e aeromobili (-20,1 per cento). «I dati confermano le difficoltà che sta vivendo l’economia del nostro territorio e in generale di tutto il Paese - dice il presidente della Cgia, Roberto Bottan -. Nonostante ciò, è importante segnalare l’incremento delle vendite registrato in Germania. Una specificità che lascia ben sperare. Da sempre, infatti, se riparte la locomotiva tedesca per i principali partner economici è assicurato l’effetto traino».

Quello dei macchinari (produzione di forni, bruciatori, caldaie, termosifoni, etc.), nel 2020 è stato il settore più importante in provincia di Venezia che ha consentito un export di oltre 624 milioni di euro, mentre al secondo posto troviamo le calzature con 470,5 milioni e nell’ultimo gradino del podio le bevande con 384,4 milioni di vendite all’estero. Nel 2019 le calzature erano il primo settore per vendite all’estero. I beni e servizi ceduti in Germania l’anno scorso hanno toccato i 667,1 milioni (+66 milioni di euro rispetto al 2019).

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