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Ma quale ripresa, i costruttori veneziani continuano a boccheggiare per la crisi

Dati poco incoraggianti dopo l'assemblea di lunedì dell'Ance Venezia: "Colpa del nuovo codice degli appalti, che li ha più che dimezzati, e dell'incertezza che si vive anche in laguna"

Il settore delle costruzioni veneziane non intercetterà nemmeno nel 2016 l’attesa inversione di tendenza. È quanto emerso dall’annuale assemblea di Ance Venezia, l’associazione dei costruttori edili, riunitasi lunedì sera all’auditorium della Cittadella dell’Edilizia di via dell'Azoto a Marghera. Secondo i dati della Cassa edile veneziana, nel 2015 si è registrato un calo sia dei lavoratori (-6,64% pari a circa 400 operai) che delle imprese (-2,49% pari a 28 imprese). Diminuiscono di conseguenza la massa salari (-10,52%) e il numero di ore lavorate (-10,96%). Nonostante la pesante crisi degli investimenti, aumenta tuttavia il numero delle imprese di costruzione che decidono di iscriversi ad Ance Venezia: sedici in più solo nel 2015.

«Le nostre imprese – commenta Ugo Cavallin, presidente dell'associazione – non avevano mai vissuto una crisi lunga e dagli effetti così imprevedibili. Da questa fase critica si esce anche lavorando in squadra e combattendo insieme per gli interessi della categoria». Sulla mancata ripresa, ha poi spiegato Cavallin, pesano sia questioni nazionali, come il blocco dei lavori pubblici aggravato dall’introduzione del nuovo codice degli appalti, e altre più territoriali come la mancata definizione di alcune competenze fondamentali della Città Metropolitana e del Magistrato alle acque.

All’assemblea dell’Ance è intervenuto anche l’assessore all’Urbanistica, Massimiliano De Martin, che ha illustrato i contenuti e le linee direttrici del documento del sindaco per il Piano degli interventi, sui quali l’associazione dei costruttori ha espresso ampia condivisione e l’auspicio che da essi possano derivare nuove prospettive di sviluppo e di crescita.

I lavori pubblici, secondo le previsioni dello scorso anno, sarebbero dovuti crescere anche nella provincia di Venezia (con stime di un +6/8%) per effetto dell’aumento delle somme stanziate dalla legge di stabilità, dopo anni di contenimento, per l’eliminazione del Patto di stabilità interno e per la flessibilità sulle infrastrutture che il governo aveva negoziato con l’Europa. Il blocco degli appalti conseguente all’entrata in vigore del nuovo Codice e la lunghezza delle procedure di spesa nei programmi e progetti finanziati dall’Unione Europea hanno fatto precipitare la situazione: secondo l’ultima rilevazione del centro studi nazionale dell’Ance, dall’introduzione del nuovo codice degli appalti, nel solo mese di maggio, le stazioni appaltanti hanno ridotto il numero dei bandi del 75% a livello nazionale, con punte dell’83% in regione e a Venezia rispetto allo stesso periodo del 2015.

«Pur avendo a disposizione ben 2 anni dalla pubblicazione delle Direttive comunitarie, il Codice è stato emanato in soli due mesi, tra febbraio (quando è entrata in vigore la legge delega) e aprile. Si tratta di un testo scritto in fretta, non organico, confuso. È anche un testo incompleto, visto che per la sua piena operatività occorrono più di 50 provvedimenti attuativi, che ancora attendiamo. È soprattutto la mancata previsione di un periodo transitorio tra vecchio e nuovo sistema ad aver rallentato le stazioni appaltanti», ha sottolineato Ugo Cavallin, presidente di Ance Venezia.

QUESTIONE CITTA' METROPOLITANA - "Sul blocco dei lavori pubblici pesano anche le incertezze che riguardano le competenze in capo alla Città Metropolitana di Venezia, che non è ancora un soggetto compiutamente definito in quanto, da un lato, mancano alcuni atti fondamentali come il Piano Strategico; dall’altro, non è stato completato l’auspicato trasferimento di alcune competenze fondamentali, come l’attività di coordinamento paesaggistico e urbanistico, ora in capo alla Regione - continua in una nota l'Ance - Crea disorientamento anche l’incertezza sul passaggio alla Città Metropolitana delle competenze che appartenevano all’ex Magistrato alle Acque come sorveglianza lagunare e disinquinamento. Ci sono poi quelle competenze che non sono esplicitamente oggetto di trasferimento  e che si trovano in uno stato di limbo: manutenzioni e opere marittime e lagunari, regimentazione delle acque".

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