Impresa, secondo trimestre 2020: in provincia calano produzione (-25%) e posti di lavoro (-24.500)

Le imprese manifatturiere medio-grandi prevedono un possibile recupero per il prossimo periodo, nelle piccole resta ancora pessimismo. I dati della Camera di commercio Venezia Rovigo

Tra aprile e giugno 2020 la produzione industriale nel territorio veneziano registra una contrazione del 25,7%, il dato più alto della media regionale (-22,4%), e gli ordini esteri diminuiscono del 33,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. È questa la foto scattata dall’indagine Veneto Congiuntura, di Unioncamere Veneto, condotta a fine giugno 2020 sulle imprese manifatturiere di Venezia e Rovigo con più di 10 addetti. In definitiva, dopo un primo trimestre con segni negativi più contenuti, nel secondo trimestre tutti gli indicatori sono fortemente negativi.

Occupazione

Dal punto di vista dell’occupazione, secondo Veneto Lavoro, Venezia è una delle province più colpite con una perdita di circa 24.500 posizioni di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2019 (dato dall’incidenza dei lavori stagionali) mentre a Rovigo c’è stato un calo più contenuto (-1.500). Il ricorso alla cassa integrazione si quantifica in più di 31 milioni di ore autorizzate tra  gennaio e giugno 2020 in provincia di Venezia e più di 6 milioni a Rovigo. Nonostante la situazione di difficoltà, i dati congiunturali dicono che le imprese manifatturiere di media e grande dimensione per il prossimo trimestre prevedono un possibile recupero, anche se nelle piccole resta ancora pessimismo. Andamento confermato anche dai dati sull’occupazione, dove si prevede una lenta ripresa e forti riorganizzazioni.

Smart working

Dall’indagine Excelsior di Unoncamere emerge che il 20,7% delle imprese dell’area di Venezia e Rovigo ha introdotto il lavoro agile nel periodo di lockdown, con oltre 26 mila lavoratori dei settori industria e servizi in smartworking nel veneziano e oltre 6000 nel polesine. Tra le imprese veneziane che adotteranno azioni organizzative nel post-Covid, il 12,3% dichiara di voler estendere il ricorso a tale modalità di lavoro; tale percentuale aumenta al 23,8%  per le imprese esportatrici e al 21,7 per quelle che hanno adottato piani di investimenti integrati tra i diversi ambiti della trasformazione digitale.

Chi apre e chi chiude

La demografia d'impresa è sostanzialmente in stallo e le chiusure sono in calo: una diminuzione che può essere correlata in parte al periodo di lockdown e al rallentamento generale amministrativo; in parte ad alcuni fattori dissuasivi alla chiusura, come i vincoli legati alle procedure di scioglimento e licenziamenti; in parte agli gli aiuti e sussidi messi in campo dalle istituzioni e dagli stessi enti camerali, che hanno indotto gli imprenditori a prendere tempo, per capire se possano migliorare le condizioni di mercato. Solo nel prossimo semestre (fine dicembre 2020) si potranno analizzare le reali ripercussioni del Covid-19 sulla nati-mortalità delle imprese.

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