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Un'impresa veneta, foto di archivio

Un'impresa veneta, foto di archivio

Decreto Sostegni, artigianato e commercio: «Aiuti minimi. Chi ha perso metà fatturato prende 1200 euro»

I commenti al provvedimento Draghi per le imprese. Si attende la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Boschetto: «Si doveva dare di più a chi crea lavoro e investire meno in redditi di cittadinanza». Zanon: «La pace fiscale sposta solo il problema»

Il decreto Sostegni del governo di Mario Draghi al momento non soddisfa commercianti e artigiani veneti. «Gli aiuti che le imprese riceveranno saranno in percentuale minima (al più il 5% di quanto hanno perso). Gli 11 miliardi di euro stanziati non bastano», commenta Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. «Il decreto è uno specchietto per le allodole», gli fa eco il presidente di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia, Massimo Zanon.

Via i codici Ateco

Si aspetta la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del provvedimento, ma il timore sale fra le categorie. «Gli aiuti rasentano il nulla - dice Boschetto -. Si doveva investire di più su chi crea lavoro (le imprese) che su redditi di cittadinanza, oltre a dirottare quasi 5 miliardi di fondi per il cashback. Bene che sia stata accettata la nostra richiesta di abbandonare i codici Ateco per individuare i destinatari dei ristori. Così come l’esigenza di avere criteri semplici per calcolarne l’importo. Apprezzabile è privilegiare chi ha ricavi annui minori, in particolare al di sotto dei 400.000 euro, non dimenticando però che solitamente questi numeri sono quelli di attività individuali e di società a conduzione familiare che fanno del loro lavoro l’unica fonte di guadagno».

Il calcolo del beneficio

Guardando al meccanismo previsto dal decreto, se il calo di fatturato del 2020 rispetto al 2019 è di almeno il 30%, allora l’impresa avrà diritto al contributo. Poi, l’importo spettante dovrà essere determinato applicando al calo di fatturato medio mensile tra 2019 e 2020. Per ricavi conseguiti nel 2019 al di sotto dei 100.000 euro, la percentuale da applicare sarà del 60%; per ricavi 2019 al di sopra dei 100.000 euro e fino ai 400.000 euro, sarà del 50%. Per ricavi 2019 superiori a 400.000 euro ma inferiori al milione di euro, la percentuale sarà del 40% e così via fino al tetto massimo di 10 milioni di euro di ricavi 2019. «Per i potenziali beneficiari la cifra a sostegno non potrà essere inferiore a 1000 euro per i soggetti che svolgono l’attività in forma individuale e a 2.000 euro per i restanti. Dalle nostre simulazioni eseguite, emerge come la percentuale massima di ristoro a cui si possa ambire è pari circa al 5% del reale calo di fatturato subito tra l’anno 2019 e l’anno 2020», continua il presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

Esempi di ristori

Così, calcola, un artigiano in regime forfetario, ad esempio, che fino al 2019 aveva un fatturato annuo di circa 40.000 euro e che nel 2020 lo ha visto calare ad appena 16.000 euro, ha dunque subito un taglio di ricavi per oltre il 60% e riceverà appena 1.200 euro di ristoro. Non va certamente meglio per un’impresa contoterzista del settore moda che ha fatturato oltre 1 milione e 350 mila euro circa nel 2019 e che, invece, nel 2020 ne ha fatturati appena 750.000. Potrà pretendere circa 15.000 euro di contributo, pari al 2,5% dei 600.000 euro di reale riduzione dei ricavi che ha subito. «Speriamo - prosegue Boschetto - che i tempi di erogazione siano veramente rapidi come promesso».

Cartelle e pace fiscale

Nel capitolo di stralcio cartelle fino a 5.000 euro, con tetto 30.000 euro, «lo riteniamo basso - conclude Boschetto - un’occasione persa la non previsione di rottamazione delle sanzioni e degli interessi per chi decide di rateare il debito pregresso. Sicuramente apprezzabili le ulteriori 28 settimane di cassa integrazione e la sospensione dei termini di versamento di cartelle esattoriali e avvisi esecutivi fino al 30 aprile prossimo». «Risorse insufficienti rispetto al fabbisogno delle imprese messe in ginocchio dalla pandemia - afferma da canto suo Massimo Zanon di Confcommercio Unione Metropolitana di Venezia -. È necessario che lo Stato le rimpingui il più possibile e dia garanzia a lungo termine sul credito richiedibile alle banche. Anche la pace fiscale non è una soluzione per le imprese perché è evidente che non possono avere un contenzioso di così lunga data, sarebbero già "saltate". È un vantaggio per i singoli cittadini e, diciamolo, per lo Stato stesso che così risparmia i costi per il rientro dei crediti e può impegnare altrove quelle risorse».

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