Nel 2019 crollano dell’80% le risorse recuperate dai Comuni con gli accertamenti fiscali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

La domanda sorge spontanea: l’evasione in Veneto è diminuita in modo drastico o in modo drastico sono diminuiti i controlli da parte dei Comuni sugli illeciti fiscali e sul sommerso? Purtroppo, senza paura di smentita, la seconda affermazione è quella più veritiera e solo così si possono leggere i dati diffusi in questi giorni dal Ministero degli Interni (ed elaborarti dallo Spi Cgil) sulla partecipazione delle amministrazioni locali alle attività di accertamento fiscale e contributivo introdotta col decreto legge numero 203 del 30 settembre 2005.

Ebbene, nel 2019, solo 24 Comuni della nostra regione, ovvero il 4% del totale, ha recuperato risorse grazie all’attività di controllo contro il (non esaltante) 7% dell’anno prima. Ma la cosa più grave è che, in totale, la lotta all’evasione ha portato all’emersione di una somma di poco superiore ai 212 mila euro, l’80% in meno rispetto al 2018. «Un’occasione persa – commentano dallo Spi Cgil del Veneto – perché il 100% dei soldi recuperati resta in capo al Comune che può dunque utilizzarli per aiutare le persone più in difficoltà. Parliamo degli anziani, soprattutto, per i quali, con gli importi della lotta all’evasione, si potrebbero migliorare i servizi o allargare le fasce di esenzione per le imposte locali. Invece i numeri del Ministero ci dicono che le amministrazioni sembrano disinteressate a sfruttare questa opportunità».

Ricordiamo che con il decreto legge del 2005 i Comuni possono partecipare all’accertamento fiscale individuando e segnalando attività in nero, opere abusive, evasione delle tasse locali, dichiarazioni dei redditi fasulle per accedere a benefici e agevolazioni e molto altro ancora. Inizialmente la norma prevedeva che l’Ente locale potesse trattenere per sè il 30% del recuperato, ora invece può incamerare il 100%. Secondo i dati diffusi dagli Interni ed elaborati dallo Spi Cgil (vedi tabelle), tutte le province venete registrano un crollo delle entrate senza precedenti se si eccettuano Belluno, che comunque passa dagli zero euro recuperati nel 2018 ai 545 del 2019, e Rovigo, che mantiene pressoché invariata la somma emersa. Il risultato peggiore è quello del Trevigiano (-98,5%) ma in termini assoluti il Vicentino, che con Asiago lo scorso anno aveva registrato un record senza precedenti, ha risultati ancora più deludenti, anche tenendo conto che alcuni risultati possono non essere  ripetibili. Qui nel 2019 le somme trattenute ammontano a circa 40 mila euro contro i 744 mila euro dell’anno prima (-94,6%) mentre le segnalazioni sono pervenute solamente da 4 Comuni contro i 17 del 2018. Crollano le “entrate” anche nel Veronese (-62,3%) nel Padovano (-28,9%) e nel Veneziano (-18,1%).

«È una situazione molto preoccupante – continuano dallo Spi -. Nella nostra regione la lotta all’illegalità e al sommerso non sembrano una priorità degli Enti locali forse perché si teme l’impopolarità. Si tratta però di risorse sottratte a tutti noi che potrebbero essere impegnate efficacemente per migliorare i servizi alle comunità. Noi, assieme alle altre organizzazioni sindacali in Veneto,  non ci stancheremo mai di fare pressing sui  Sindaci affinché firmino i patti anti-evasione nell’ambito della negoziazione sociale. Lo Spi Cgil del Veneto non rinuncerà mai alle sue campagne per la legalità in una regione che deve fare i conti con la massiccia infiltrazione delle organizzazioni criminali nel proprio tessuto economico e con una quota di sommerso davvero rilevante».

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