Ex Alcoa, i ruoli attribuiti nel concordato. Il sindacato: «La proprietà non mette nulla»

La procedura depositata in tribunale a Venezia un mese fa e una riorganizzazione chiesta dall'azienda che vale 80-90 posti di lavoro

Slim Rolling Fusina foto da sito

È in corso la procedura di concordato alla Slim Fusina Rolling di via dell'Elettronica, l'ex Alcoa. I vertici aziendali hanno formalizzato la nomina dei consulenti per assistere la società nella predisposizione del piano concordatario e di ricostruzione, in continuità con il percorso intrapreso nelle scorse settimane. Un mese fa la notizia, inattesa per la Fiom Cgil, del concordato depositato al tribunale di Venezia, poi l'annuncio degli 80-90 esuberi su 280 lavoratori, 400 inclusi quelli dell'indotto. La Cgil ha puntato il dito contro «il disinteresse della proprietà a ricapitalizzare nel rilancio dell'azienda, nonostante la manifesta intenzione di ricorrere ai fondi pubblici per salvarla». Oggi il sindacato resta fermo nell'intenzione di ottenere un interesse reale del Fondo proprietario a far ripartire la produzione.

Intanto sono stati assegnati i ruoli. Pierluigi Gherardini avrà l'incarico di rinegoziare tutti gli aspetti finanziari per ristrutturare la società con il supporto di Andrea Rinaldi e Pier Paolo Valentini, coordinando tutte le cariche coinvolte nel processo. Per la consulenza legale sono stati incaricati gli avvocati Pasquale Marini e Andrea Campana di uno studio milanese, mentre Roberto Podda curerà gli aspetti giuslavoristici. Dallo studio Facci&Scibilia di Mestre, Dante Scibilia avrà il ruolo di certificatore del piano concordatario. 

«Bene la predisposizione del piano concordatario e di quello di ristrutturazione - commenta Michele Valentini della Fiom Cgil Venezia - Il punto è: cosa ci mette la proprietà? L'azionista di riferimento, il Fondo Quantum partners, dopo due incontri con il Mise (ministero dello Sviluppo) e uno con la Regione del Veneto, non ha esplicitato come intende intervenire per ricapitalizzare l'ex Alcoa e rilanciare la produzione. Ora - continua il sindacalista - si sono limitati a chiedere ai lavoratori di tagliarsi lo stipendio e al Mise di ricevere risorse economiche ingenti per la sostenibilità finanziaria. Ma è preoccupante che l'azionista non voglia mettere un euro per salvare questa azienda strategica per il sistema paese e per il territorio veneziano».

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