Alcoa Marghera, Fiom: «La proprietà non sembra voler ricapitalizzare»

La crisi alla Slim Fusina Rolling che ha 280 lavoratori e il concordato depositato in tribunale. Fiom: «Sessanta giorni per il piano. Vanno pagati gli stipendi di agosto»

Slim Fusina Rolling, google maps

«Un concordato inatteso quello dell'ex Alcoa di Marghera», dice Michele Valentini della Fiom Cgil Venezia parlando della procedura che Slim Fusina Rolling, acquisita dal fondo Quantum nel 2017, ha presentato al tribunale di Venezia martedì. Appena qualche giorno prima l'incontro fra i vertici dell'azienda e le parti sociali al ministero dello Sviluppo economico (Mise) per via della crisi. Ma di concordato, per Valentini, non si era parlato. «Una procedura che la società mette in atto per tutelare i beni dai creditori, che blocca però anche il pagamento degli stipendi di agosto al momento»: dovevano essere versati proprio in questi primi giorni di settembre.

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Ora occorrerà attendere 60 giorni per la presentazione del piano di concordato preventivo, oltre alla nomina del commissario giudiziale, come da procedura. Egli potrà quindi chiedere subito all'azienda di sbloccare i pagamenti dovuti al lavoratori: 280 addetti, 400 compresi quelli dell'indotto. «C'è preoccupazione soprattutto perché la Quantum non ha mostrato interesse a ricapitalizzare, pur avendo chiesto il sostegno dello Stato per affrontare un piano industriale da 80-90 esuberi», spiega Valentini. La Fiom non ci sta a perdere decine di posti di lavoro in cambio di nessun impegno della proprietà a mettere proprio capitale per risollevare le sorti della produzione a Porto Marghera. Per questo non è escluso che il sindacato chieda la partecipazione statale, in base alle disposizioni del governo in questa fase post Covid. Per la Slim Fusina Rolling è intervenuta anche la politica. «Per l'ex Alcoa – dice la consigliera M5S Erika Baldin – vorremmo vedere una piena, completa collaborazione tra enti locali, regione e governo, per mantenere viva la produzione nel nostro territorio senza perdere neppure un posto». «L'interessamento del governo deve portare a definire quelle garanzie che consentano di continuare l'attività - scrive il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta - senza aggravare la situazione occupazionale già problematica del territorio». 

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