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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Economia

Cgia, la guerra costa mille euro a famiglia

L'aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia sta facendo impennare l'inflazione. Il problema si ripercuote soprattutto sulle famiglie meno abbienti

La guerra in Ucraina starebbe causando, nel 2022, una perdita di potere d’acquisto medio di mille euro per ciascuna famiglia veneziana: un valore leggermente inferiore rispetto alla media regionale (1.065 euro) grazie alla vocazione turistica della provincia, ma superiore a quello nazionale (929 euro). Il dato è frutto di un calcolo dell'associazione Cgia, che prende in considerazione il rincaro delle bollette di luce e gas, dell’inflazione e la diminuzione dei consumi.

La Cgia parla di un «deterioramento del quadro economico mondiale» dovuto al conflitto russo-ucraino, che nel nostro Paese ha provocato un forte aumento delle bollette, oltre a difficoltà del commercio internazionale verso e da alcuni paesi, l’impennata dell’inflazione e la difficoltà di reperire certi tipi di materie prime. Questa situazione, secondo l'associazione, provocherà una perdita di potere d’acquisto soprattutto alle famiglie del Centro e nel Nordest.

L’inflazione colpisce i meno abbienti

L’inflazione quest’anno è prevista attorno al 6 per cento: di fatto una specie di tassa, che si paga subendo la riduzione del potere d’acquisto. Questo vale in particolare per chi ha un reddito fisso e il problema si abbatte proprio sulle famiglie meno abbienti: secondo l’Istat, un caro vita in crescita del 6 per cento si traduce in un incremento effettivo dell’8,3 per cento per le famiglie più povere e del 4,9 per cento per quelle benestanti. Questa asimmetria è dovuta al fatto che i beni aumentati di prezzo (ad esempio gli alimentari) pesano in proporzione maggiore nella spesa dei più poveri. Per il presidente della Cgia, Roberto Bottan, «il governo dovrebbe intervenire subito, tagliando in misura importante il cuneo fiscale. Solo con una misura salva-salari, infatti, potremmo evitare il crollo dei consumi delle famiglie e, conseguentemente, anche i ricavi degli artigiani e dei piccoli commercianti».

Il rischio di stagflazione

Secondo la Cgia c'è un concreto rischio di arrivare ad una stagflazione, ovvero una situazione in cui la bassa crescita del Pil è affiancata da un’inflazione molto alta, che fa impennare il tasso di disoccupazione (accadde nella seconda metà degli anni ’70). «Probabilmente - riferisce l'associazione - questo fenomeno non lo vivremo nel 2022, anche se il trend sembra essere segnato: le difficoltà legate alla post-pandemia, gli effetti della guerra, le sanzioni economiche inflitte alla Russia, l’aumento dei prezzi delle materie prime (in particolar modo di quelle agroalimentari) e dei prodotti energetici, rischiano, nel medio periodo, di spingere anche la nostra economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre».

Edilizia e Pil

Sul calo del Pil rischia di pesare, nel prossimo futuro, anche l'evoluzione del settore edilizio. Lo sostiene Siro Martin, presidente della Confartigianato metropolitana: «Esaurita la spinta iniziale del superbonus 110% - spiega - ora c’è il rischio che troppe imprese non lavorino più o che chiudano. È chiaro che il bonus è servito per un rilancio iniziale dell’economia, ma bisogna pensare al dopo. Una proroga eterna è impossibile e intanto c’è il grossissimo problema dalle speculazioni su materie prime ed energie».

Gli effetti collaterali del superbonus, insomma, hanno già lasciato il segno: dall’impennata del costo dei materiali, alle piccole e grandi truffe. Conclusa questa fase, dice Martin, «i prezzi delle materie prime resteranno comunque elevati e così, sia per le imprese che per l’utente finale, sarà proibitivo affrontare nuovi lavori. Con il rischio di un brusco rallentamento del sistema edilizio che porterà molte difficoltà, anche occupazionali, su tutta la filiera. Filiera che, ricordiamo, sul Pil nazionale pesa tantissimo».

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