Il mondo della pesca professionale incontra i pescatori sportivi: le due realtà alleate per rilanciare lo sviluppo del comparto. a caorle presentato il progetto che punta a creare lungo la costa veneziana zone protette per favorire la riproduzione del pesce

Il progetto coinvolgerà direttamente i pescatori sportivi, oltre a quelli professionali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Un piano triennale per il sostegno della pesca e l'acquacoltura mettendo in relazione la pesca professionale con quella ricreativa. E' il progetto sostenuto con fondi del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, presentato questa mattina a Caorle, durante il convegno "Pescatori, maricoltori e ambienti marini protetti", organizzato dal Comune di Caorle e dalla Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) per fare il punto della situazione sulle linee di rilancio dell'intero settore. Un momento di incontro particolarmente atteso al quale, oltre a diverse autorità, hanno partecipato anche numerosi operatori di tutta la Costa veneziana. Un'attenta analisi, dunque, sulle proposte in grado di favorire le interconnessioni tra la pesca professionale e quella ricreativa. Ben definito l'obiettivo finale: il sostegno e il rilancio dell'intero settore pesca, passando per la tutela ambientale e lo sviluppo di una nuova forma di turismo sostenibile. In altre parole, favorire delle nuove forme di sviluppo economico.

Una serie di risultati che saranno possibili mettendo in pratica il progetto ministeriale che prevede, secondo quanto illustrato dal biologo Michele Pellizzato, una maggiore tutela della fascia costiera compresa entro le tre miglia. Ovvero, avviando interventi in grado di aumentare le quantità dei pesci ripopolando i fondali, tutelando le Tegnùe, installando delle barriere naturali o semi-artificiali per impedire la pesca illegale e intensificando la presenza delle mitilicolture in tutta la Costa veneziana. In altre parole, formando delle zone protette nelle quali il pesce si può riprodurre tutelando gli stadi giovanili, seguendo così anche l'esempio di quanto fatto dal Comune di Caorle con la propria oasi marina, e rafforzando la collaborazione tra i pescatori sportivi e quelli professionali.

"Tanto più che questo contatto già esiste ed è costante - ha spiegato Gianrodolfo Ferrari, presidente Sfai, il Settore federale acque impianti della Fipsas - la collaborazione deve esserci e va anche estesa: tutti siedono allo stesso tavolo e la tutela dell'ambiente acquatico è interesse di tutti, ovviamente nel rispetto dei relativi ambiti. In Veneto ci sono già degli esempi interessanti che vanno in questa direzione, mi auguro che ciò possa continuare".

"I produttori di mitili hanno infatti capito che in un momento particolare, nel quale la produzione viaggia a "mezza forza" - ha aggiunto Paolo Gentilomo, presidente provinciale della Fipsas e componente del comitato regionale - potevano ricavare un utile facendo accedere i pescatori sportivi nell'ambito dell'area di mitilicoltura, che rappresenta un sito attrattivo. In questo modo possono ottenere un utile perché l'ingresso avviene a pagamento ed essendo l'area ricca di pesce il pescatore sportivo ottiene una propria soddisfazione. Il passo successivo sarà quello di modificare il substrato del fondale, senza andare ad occupare spazi esterni, aumentando la pescosità e la riproduzione del pesce con una successiva dispersione in mare a vantaggio nuovamente dei pescatori professionali".

"Dieci anni fa, grazie alla volontà del gruppo sommozzatori Caorle - ha concluso l'assessore alle Attività produttive del Comune, Francesco Gusso - è nata la nostra oasi marina che continuiamo a proteggere e a far conoscere. Il primo progetto è stato avviato nel 2005 con dei fondi europei e sempre dall'Unione Europea sono arrivati i fondi per un progetto turistico. Con la recente Legge regionale 15 abbiamo invece avviato un progetto di ripopolamento ittico. Prima di ottenere questi risultati abbiamo fatto dei test e lavorato con l'Università di Venezia e con quella di Padova. Siamo stati i primi a seguire questo filone: altri adesso stanno seguendo il nostro esempio".

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