Apindustria: in Veneto perse 65mila posizioni lavorative nel periodo Covid

Uno studio sull'impatto della pandemia nel lavoro dipendente: soffre soprattutto la nostra provincia, principalmente per la mancata partenza del "ciclo stagionale"

Apindustria ha riportato i dati relativi al mercato del lavoro in Veneto negli ultimi mesi, osservando il periodo tra l’inizio delle restrizioni anti-Covid, il 23 febbraio, e il 14 giugno. Dalle cifre ufficiali di Veneto Lavoro si evince come l'effetto della pandemia abbia causato, in confronto al 2019, una drastica riduzione di posti di lavoro, pari a circa 45mila unità in meno. Al primo posto tra le aree più colpite c'è la città metropolitana di Venezia, dove si è registrata una perdita di 29mila posizioni lavorative.

Scrive Apindustria: «Tra il 23 febbraio e il 14 giugno 2020 la variazione è stata negativa, pari a -6.600 unità, mentre nel medesimo periodo del 2019 tale variazione era stata decisamente più positiva, pari a +58.500 posti di lavoro. Questo dato, tuttavia, è da considerarsi fisiologico, in quanto riconducibile al cosiddetto "ciclo stagionale" dell'occupazione nella nostra regione. Se ne deduce che la variazione tra il 2020 e il 2019 è largamente imputabile alla mancata ordinaria crescita delle posizioni di lavoro piuttosto che alla riduzione di quelle esistenti nel mese di febbraio. Tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati, inoltre, il dato è ulteriormente negativo, poiché si registra una perdita di circa 65 mila unità, pari al 3% dell’occupazione dipendente regionale.

Segnali incoraggianti, tuttavia, giungono dai dati riscontrati nel mese di maggio e le prime settimane di giugno, periodo nel quale vi è stata una progressiva riduzione del differenziale nel numero di assunzioni nel confronto tra gli ultimi due anni: -34% in maggio e -31% nella prima quindicina di giugno, mentre tra il 23 febbraio e il 3 maggio la variazione negativa era stata quasi doppia (-61%).

Circa i settori, i segnali di ripresa si registrano nell’industria alimentare, nei servizi di pulizia e sanificazione, nel tessile e abbigliamento e nelle attività professionali. Un buon +5% nelle costruzioni, mentre agricoltura e servizi informatici hanno incrementato i posti con un +4000 addetti dipendenti. Grazie alla parallela e parzialmente speculare contrazione delle cessazioni, il saldo occupazionale è tornato a registrare il segno più in maggio (+3.400) e ancor di più nella prima metà del mese corrente, avvicinandosi a quello registrato nell'identico periodo del 2019 (+17.600 nella prima metà di giugno 2020 contro +23.500 nella prima metà di giugno 2019).

Nel valutare i dati occorre sempre tener conto che essi sono vistosamente influenzati dai diversi provvedimenti legislativi assunti dal governo, primo fra tutti il blocco dei licenziamenti per motivo oggettivo e la parallela estensione della cassa integrazione a buona parte della platea di lavoratori dipendenti. Circa questa tipologia di lavoratori, a partire dall’inizio di maggio, il progressivo allentamento delle misure restrittive ha comportato comunque un’attenuazione del trend negativo, soprattutto per quanto riguarda le posizioni di lavoro non stagionale che si sono stabilizzate attorno alle -10.000 unità rispetto al 2019. È continuato, invece, il trend di incremento del differenziale relativo ai contratti di lavoro stagionali, diminuiti di oltre -22.000 posizioni.

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Tutte le tipologie contrattuali dipendenti sono state pesantemente interessate da un andamento negativo. Nello specifico per il tempo determinato il saldo sul 2019 è stato negativo per 8.000 unità, -7.300 per l’Apprendistato, mentre addirittura -50.000 per i contratti a termine, tra i quali ovviamene gli stagionali. A tal proposito, dando uno sguardo al settore del turismo, notoriamente contraddistinto dalla domanda di lavoro stagionale, risulta il più esposto agli effetti del coronavirus: da solo, infatti, rappresenta quasi la metà della contrazione occupazionale del Veneto. Sin dall’avvio della pandemia esso ha visto letteralmente crollare la domanda di lavoro, con una riduzione di circa -32.000 posizioni lavorative (per due terzi stagionali) rispetto al corrispondente periodo del 2019».

Il presidente di Apindustria Venezia, Marco Zecchinel, ha commentato: «Come comunità di imprenditori apprezziamo la moratoria sui licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione ma i dati dimostrano la necessità di urgenti politiche attive per il lavoro. Senza porre in essere rapidissimi provvedimenti volti a rilanciare la capacità delle aziende di generare valore ci troveremo verso la fine dell’anno a fronteggiare una crisi occupazionale senza precedenti. Mi riferisco in particolare al settore turistico veneto che in difetto di una coerente e precisa strategia di sostegno rischia, al termine della stagione 2020, di uscire fortemente ridimensionato e perciò incapace di affrontare il futuro sul piano della competizione internazionale». 

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