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Venezia, la ripresa c'è e non c'è. "Le aziende stentano a risollevarsi"

L'ultimo rapporto di Confindustria rivela una situazione ambigua per le imprese lagunari. Niente svolta e clima prudente, dati positivi per l'export

Il produttivo nord-est non si rialza, oppure lo fa con grosse difficoltà. Questo è quanto emerge dall'indagine congiunturale del terzo trimestre 2014 di Confindustria, oltre che dalle previsioni per gli ultimi mesi dell'anno.

La situazione del campione studiato, composto da un terzo degli associati, denuncia infatti tendenze estremamente variabili, che non riescono a dare una indicazione univoca rispetto all’agognata uscita dalla crisi. Il 22% delle imprese della provincia di Venezia ha registrato nel corso del terzo trimestre 2014 una crescita della produzione industriale, che però rispetto allo stesso periodo del 2013 ha ancora un saldo in negativo di circa 11 punti. Ancora negativa la situazione delle vendite interne che si mantengono molto deboli sul fronte della domanda: solo il 22,3% di imprese ha registrato una crescita. In linea rispetto allo scorso trimestre invece la quota di aziende che riscontra una diminuzione: 39,4%.

Si conferma invece positiva la capacità di penetrazione delle imprese veneziane sui mercati esteri, anche se si presenta una fase di decelerazione: il saldo è positivo di +5,9 punti percentuali. La crescita coinvolge sia i mercati europei che quelli extra-europei. Il saldo è positivo in ogni classe dimensionale e raggiunge i +15,3% nella classe 50 e più addetti.

«Anche questo 2014, dopo cinque anni di grave crisi, non ha rappresentato quella svolta che speravamo - ha commentato il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas -  gli indicatori economici sono ancora fortemente rallentati registrando, nei casi migliori, saldi stabili o in debole rialzo rispetto a quanto effettivamente servirebbe per il rilancio dell’economia e dell’occupazioneo. Non esiste altra soluzione che riformare profondamente un sistema paese che sappiamo non funzionare e che non ci rende sufficientemente attrattivi per gli investitori esteri a causa di zavorre come burocrazia, fisco, giustizia, vincoli di spesa e disponibilità economiche legate al credit crunch».

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