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L'economista Serge Latouche

L'economista Serge Latouche

Decrescita e cristianesimo uniti: "Basta mitizzare ancora l'economia"

Ai Frari l'incontro "Immaginazione e spiritualità" moderato dalla pastora valdese Ribet. Presenti padre Alex Zanotelli, l'economista Serge Latouche e il teologo della Liberazione Marcelo Barros

La sacralità della natura accomuna il pensiero della decrescita a quello cristiano: è emerso nel corso dell'incontro "Immaginazione e spiritualità, per una conversione ecologica della societa", moderato nella Basilica dei Frari, a Venezia, dalla teologa e pastora valdese Elisabetta Ribet, presenti padre Alex Zanotelli, l'economista Serge Latouche e il teologo della Liberazione Marcelo Barros, priore del monastero de la Annunciation Goias Veldho.

"Il futuro del Cristianesimo - ha detto Zanotelli - dipende dell'abilità dei cristiani di assumersi le proprie responsabilità nei confronti della Terra, perché salvare la Terra, la prima Bibbia che abbiamo, è parte essenziale del salvare la presenza divina nel mondo. Se la tribù bianca non si converte, non c'é speranza per nessuno". Per Zanotelli "siamo un po' tutti prigionieri del sistema, solo quando ne esci ne vedi i limiti". Accennando alla sua esperienza a Korogocho, baraccopoli di Nairobi, in Kenya, ha aggiunto: "Per me ci sono voluti 12 anni di lavoro lì per capire, la speranza nasce dal basso, dall'alto non aspettiamoci più nulla".

Per Latouche, "decolonizzare l'immaginario significa prendere coscienza che le nostre menti sono colonizzate dall'idolatria dell'economia alla quale l'Occidente si è convertito con la modernità: ora è tempo di de-economicizzare la nostra mente". "Nel Laos - ha detto ricordando la sua esperienza professionale di "sviluppista" - non c'era né sviluppo né sottosviluppo: c'era una grande gioia di vivere senza bisogno di lavorare tanto per la propria sussistenza, dedicando tempo allo svago. Lì ho capito che il mio lavoro era quello di distruggere l'equilibrio di una società tradizionale e creare bisogni in funzione del mercato".

 

Durante l'incontro, cui hanno partecipato un migliaio di persone, Barros si è detto convinto che movimenti come quello della decrescita e dei Bilanci di giustizia possono cominciare l'opera di "conversione", possibile "tornando a parlare la lingua del Vangelo". "Io vengo da un paese dove gli indios sono stati schiavizzati - ha detto - quando ci chiediamo se il cristianesimo può decolonizzare l'immaginario, dobbiamo intenderci su quale cristianesimo". Ha poi sottolineato la rinascita dei movimenti delle popolazioni indigene in America Latina "che ha dato nuova dignità a popoli che negli anni Settanta venivano dati per estinti e che invece stanno dimostrando grande vitalità". L'incontro, organizzato da Bilanci di Giustizia, è stato introdotto da don Gianni Fazzini della Pastorale degli stili di vita.

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