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Martedì, 18 Giugno 2024
L'analisi

Venezia, in un anno l'inflazione scende dall'8% all'1,9%

Il dato dell'aprile 2024 è in netto calo rispetto a quello dello scorso anno, ma è comunque il più alto della regione. L'analisi della Cgia

In un quadro generale di netto calo dell'inflazione, nell’ultimo anno i veneti sono stati comunque i più colpiti d’Italia dal caro vita: in 12 mesi la crescita media dell’inflazione è stata del +1,3%, con il picco a Venezia (+1,9%), seguita da Padova (+1,5%), Treviso (+1,4%) e Vicenza (+1,2%). A livello regionale, dopo il Veneto si posizionano la Campania e la Toscana (+1,2%) e il Friuli Venezia Giulia (+1,1%). Sono percentuali decisamente inferiori rispetto a un anno fa, quando l’aumento in Veneto era stato del 7,7% e quello a Venezia dell'8%. Il primato dell'inflazione in laguna è dovuto in parte alla vocazione turistica dell'area, che ha comportato forti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, alla ristorazione e alla persona. Un deciso aumento di costo ha interessato anche i trasporti, gli affitti di case e negozi e il carrello della spesa. I dati emergono da uno studio della Cgia, l'associazione degli artigiani con sede a Mestre.

L’inflazione è uno degli indicatori più importanti per capire lo stato di salute dell’economia. Se è eccessivamente alta contribuisce a erodere il potere di acquisto dei consumatori, in particolare dei percettori di reddito fisso; inoltre, il suo andamento serve a orientare le politiche monetarie delle banche centrali. Ora che sta scendendo in tutta Europa, ci si aspetta che la Bce (Banca centrale europea) riduca il tasso di interesse. Con i ritocchi all’insù avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023, quello di riferimento è oggi al suo massimo storico da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), fattore che ha rallentato il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle piccole imprese.

Cosa costa di più e cosa meno

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando, la percezione dei consumatori è che i prezzi dei beni e dei servizi stiano invece salendo. In realtà alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito delle contrazioni importanti. Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette più economiche. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione: quelli internazionali dell’11,8% e quelli nazionali del 6,9%. Dall'altra parte, i beni e i servizi aumentati di più sono le patate (+11,9%), i pacchetti vacanza nel nostro Paese (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%).

Dal 2021 al 2023 rincari per 4 mila euro a famiglia

La recente fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale delle famiglie italiane ammontava a 21.873 euro, due anni dopo la stessa è salita a 25.913 euro. Soprattutto per le famiglie meno abbienti, l’abitazione e l’alimentare sono le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente ad incrementare le uscite complessive. Sono comunque dati molto diversi rispetto all'inflazione record che si verificò nella seconda metà degli anni '70 del Novecento: tra il 1973 e il 1983 il caro vita era attorno al 18% all'anno, mentre tra il 1998 e il 2002 (periodo che “battezza” la nascita della Bce e dell’Euro) è crollato all’1,5%. Solo tra il 2022 e il 2023 (periodo post-Covid), l’impennata dei prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime hanno re-infiammato l’inflazione che è tornata a salire a un tasso medio del 7%.

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